Dal Dizionario

bhagavan

In sanscrito e pāli, letteralmente “dotato di fortuna”; uno degli epiteti standard di un Buddha, comunemente reso in italiano come “Benedetto”, “Eccelso” o semplicemente “Signore”. Il termine significa “colui che possiede fortuna”, “prospero” e, per estensione, “glorioso”, “venerabile”, “divino”. Nella letteratura sanscrita, bhagavat è riservato o agli esseri umani più altamente onorati oppure alle divinità. Nella letteratura buddhista, invece, il termine è usato quasi esclusivamente in riferimento al Buddha e indica la perfezione della sua virtù, della sua saggezza e del suo appagamento. Esistono diverse varianti di trascrizione e declinazione comunemente presenti nelle fonti in lingua inglese, tra cui bhagavān (nominativo singolare), bhagavat (tema debole), bhagavad (forma dovuta a mutamento fonetico di sandhi), bhagawan e bhagwan. La traduzione cinese di bhagavat, shizun, significa “Onorato dal Mondo”. La traduzione tibetana può essere resa come “Conquistatore Trascendente e Compiuto”, poiché indica un conquistatore (bcom) dotato di tutte le qualità positive (ldan) e che è andato oltre il saṃsāra (’das).

"The Princeton Dictionary of Buddhism"

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Così ho udito: Una volta il Bhagavan dimorava vicino a Shravasti nel Giardino di Anathapindada, nella Foresta di Jeta, insieme all’intera assemblea di 1250 bhikshu e a un gran numero di intrepidi bodhisattva.

Un giorno, prima di mezzogiorno, il Bhagavan indossò la sua veste rattoppata, prese la sua ciotola ed entrò nella capitale di Shravasti per le offerte. Dopo aver mendicato il cibo nella città e aver consumato il suo pasto di riso, ritornò dal suo giro quotidiano nel pomeriggio, ripose la veste e la ciotola, si lavò i piedi e si sedette sul seggio designato. Dopo aver incrociato le gambe e sistemato il corpo, rivolse la sua consapevolezza a ciò che aveva davanti.