Caso Principale
Il Maestro Puhua del distretto di Zhen era solito entrare in città suonando una campana e dicendo:
«Se arriva una mente chiara, la lascio essere chiara.
Se arriva una mente confusa, la lascio essere confusa.
Se il vento arriva da tutte le direzioni,
da quattro o da otto direzioni,
lo lascio essere come un vortice.
E se arriva lo spazio,
lo colpirò ancora e ancora».
Un giorno il Maestro Linji ordinò a un monaco di afferrare il Maestro Puhua e, senza lasciarlo muovere, chiedergli: «Se non arriva né una mente chiara né una mente confusa, che cosa fai?»
Il Maestro Puhua si liberò dalla presa del monaco e disse: «Domani ci sarà un banchetto formale al tempio Dabei».
Tornato dal Maestro Linji, il monaco riferì l’accaduto.
Il Maestro Linji disse: «Ho sempre pensato che questo non fosse un monaco ordinario».
Commento
Nella sua poesia il Maestro Puhua ha espresso l’atteggiamento buddhista verso i fenomeni. Siamo sempre liberi. Quando la mente è chiara, la lasciamo essere così com’è. Quando è confusa, accettiamo la confusione e ce ne occupiamo, senza perdere tempo a desiderare uno stato più chiaro. La mente confusa non è separata dalla mente di Buddha. Ci muoviamo secondo la legge dell’Universo. Anche se l’Universo a volte sembra essere un vortice, il buddhista accetta il proprio ruolo al suo interno e agisce di conseguenza. L’ultimo verso si riferisce all’azione. Questo è il cuore del buddhismo. Quando le circostanze lo richiedono, il buddhista agisce, in modo naturale e deciso.
Un giorno il Maestro Linji ordinò a uno dei suoi discepoli di mettere alla prova il Maestro Puhua. Il discepolo afferrò il Maestro Puhua e gli chiese: «Se non arriva né una mente chiara né una mente confusa, che cosa farai?» Come rispose il Maestro a questo difficile problema filosofico? Disse: «Domani ci sarà un banchetto formale al tempio Dabei». Che cosa farà il Maestro se non arriva né una mente chiara né una mente confusa? Continuerà a vivere la sua vita, facendo le cose che devono essere fatte. Si rifiutò di farsi trascinare in una disputa intellettuale con il monaco. In questo modo dimostrò che la poesia che aveva recitato non era soltanto uno slogan intellettuale, ma un’espressione diretta della sua vita reale.