Dal Dizionario

anātman

In sanscrito, “non-sé” o “assenza del sé”, o più in generale “insostanzialità”; il terzo dei “tre segni” (trilakṣaṇa) dell’esistenza, insieme all’impermanenza (anitya) e alla sofferenza (duḥkha).

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Con Vakkali

Vakkali Sutta (SN 22:87)

Così ho udito. In un’occasione il Beato dimorava a , nel , nel luogo dove si nutrono gli scoiattoli.
In quel tempo il venerabile dimorava nella capanna di un vasaio, malato, sofferente, gravemente infermo.
Allora il venerabile Vakkali si rivolse ai suoi assistenti: «Venite, amici, andate dal Beato. Recatevi da lui, inchinatevi con il capo ai […]

Attività Dinamica Totale

Dogen Zenji ci incoraggia costantemente ad andare oltre la nostra abituale comprensione del tempo e a vedere il tempo reale. Che cos’è il tempo reale? Il tempo reale è visto come l’armonia delle dodici ore della vita quotidiana e la sorgente di quelle dodici ore chiamata senza-tempo. La parola armonia significa che il tempo è l’attività di ogni istante.

Il Fulcro del Nulla

In «Essere-Tempo», Dōgen Zenji ci incoraggia a guardare il tempo da una prospettiva diversa, essendo presenti alla sua fonte. Alla radice, il tempo non è un flusso che scorre dal passato al futuro, ma si rivela come il perno del nulla: proprio ora, proprio qui, l’eterno momento del vero presente.

Un Profondo Senso del Valore Umano

Nella storia buddhista la parola silenzio corrisponde alla retta visione: vedere l’impermanenza, la verità che tutto appare, scompare e muta di momento in momento. L’impermanenza non è qualcosa che si osserva oggettivamente: è qualcosa che si gusta direttamente. Allora l’impermanenza ti rende silenzioso, perché l’impermanenza è molto quieta. Quel silenzio ti connette con un profondo senso di valore umano.