Dal Dizionario
hetupratyaya
Pronunce
In sanscrito, “cause e condizioni” o “causalità”; uno degli insegnamenti cardinali del buddhismo, che si applica a tutti gli aspetti dei regni fisico, emotivo e spirituale. Nella spiegazione buddhista di questo processo causale, hetu designa la causa principale o primaria della produzione, mentre pratyaya sono i fattori sussidiari che contribuiscono alla produzione di un effetto, o “frutto” (phala), a partire da quella causa. Nella produzione di un germoglio da un seme, ad esempio, il seme sarebbe la causa (hetu), fattori come luce e umidità sarebbero condizioni (pratyaya), e il germoglio stesso sarebbe il risultato o “frutto” (phala). Data la centralità della dottrina della causalità nel pensiero buddhista, elenchi e descrizioni dettagliati di cause e condizioni compaiono in tutti gli strati della letteratura buddhista (cfr. le voci separate su hetu e pratyaya).
Il vijñānakāya, il quinto libro della scuola sarvāstivāda dell’abhidharma, elenca l’hetupratyaya, la “condizione in quanto causa” o “condizione causale”, come la prima di un elenco di quattro tipi specifici di pratyaya. In questo tipo, una condizione funge da causa diretta di un effetto; così, un seme sarebbe l’hetupratyaya di un germoglio. Nell’elenco sarvāstivāda dei sei tipi di cause (hetu), tutte tranne la “causa efficiente” o “causa generica” (kāraṇahetu) sono comprese nell’hetupratyaya.
Il paṭṭhāna, il settimo libro dell’abhidhamma pāli, riconosce anch’esso l’hetupaccaya, o “condizione radice”, come la prima di un elenco di ventiquattro condizioni. La “condizione radice” è descritta come la condizione da cui dipendono tutti gli stati mentali, proprio come un albero dipende dalla sua radice. Queste condizioni radice sono avidità (lobha), odio (P. dosa, S. dveṣa) e illusione (moha) nel caso degli stati mentali non salutari (akuśala), oppure assenza di avidità (alobha), assenza di odio (adosa) e assenza di illusione (amoha) nel caso degli stati mentali salutari (kuśala). Senza la presenza di queste radici, i rispettivi stati mentali non possono esistere.
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