L’essenziale fulcro di ogni buddha.
Il fulcro essenziale di ogni patriarca.
Conosce senza entrare in contatto con le cose.
Illumina senza porsi di fronte alle condizioni.
Conosce senza entrare in contatto con le cose.
Il suo conoscere è da sé sottile.
Illumina senza porsi di fronte alle condizioni.
Il suo illuminare è da sé meraviglioso.
Il suo conoscere è da sé sottile.
Non vi […]
Dal Dizionario
pratyaya
Pronunce
In sanscrito, “condizione”; in riferimento generale ai fattori sussidiari la cui concomitanza dà luogo alla produzione di un effetto a partire da una causa, specialmente nel composto hetupratyaya (“cause e condizioni”). Ad esempio, nella produzione di un germoglio da un seme, il seme sarebbe la causa (hetu), mentre fattori come calore e umidità sarebbero condizioni (pratyaya). Data la centralità della dottrina della causalità nel pensiero buddhista, elenchi e descrizioni dettagliati delle condizioni compaiono in tutti gli strati della letteratura buddhista.
In ambito epistemologico, nel caso della percezione di un albero da parte di un momento di coscienza visiva (cakṣurvijñāna), il momento di coscienza precedente che conduce a questa specifica coscienza visiva è chiamato condizione immediatamente antecedente (samanantarapratyaya), l’albero è chiamato condizione oggettiva (ālambanapratyaya) e l’organo di senso visivo è chiamato condizione predominante (adhipatipratyaya); la “condizione cooperante” (sahakāripratyaya) è costituita dalle condizioni sussidiarie che devono essere presenti affinché un effetto possa essere prodotto, come la presenza di luce per generare la coscienza visiva, o la presenza di calore e umidità perché un seme cresca fino a diventare un germoglio. ¶ Un elenco molto più dettagliato di queste condizioni compare in una lista di ventiquattro condizioni enumerate nel paṭṭhāna, il settimo libro dell’abhidhammapiṭaka pāli, un’opera che applica ventiquattro condizioni specifiche ai fenomeni mentali e fisici dell’esistenza e presenta un resoconto dettagliato dell’interpretazione pāli della dottrina dell’origine dipendente (P. paṭiccasamuppāda; S. pratītyasamutpāda). Le ventiquattro condizioni sono: (1) la condizione radice (hetupaccaya), la condizione da cui gli stati mentali dipendono interamente, come un albero dipende dalla sua radice. Queste condizioni radice sono avidità (lobha), odio (P. dosa, S. dveṣa) e illusione (moha) nel caso degli stati mentali non salutari, oppure assenza di avidità (alobha), assenza di odio (adosa; dveṣa) e assenza di illusione (amoha) nel caso degli stati mentali salutari. Senza la presenza di queste radici, i rispettivi stati mentali non possono esistere. (2) La condizione oggettiva (ārammaṇapaccaya) è un oggetto di percezione e, in quanto tale, costituisce la condizione per i fenomeni mentali. Gli oggetti sensoriali esterni, come un suono, costituiscono le condizioni oggettive per le cinque coscienze sensoriali fisiche, mentre gli oggetti mentali come pensieri, emozioni e ricordi costituiscono la condizione oggettiva per l’unica coscienza sensoriale interna, quella della mente. (3) La condizione dominante (adhipatipaccaya) dà origine ai fenomeni mentali per via di predominanza e può essere di quattro tipi: intenzione (chanda), energia (viriya), coscienza (citta) e investigazione (vīmaṃsā). In ogni dato momento, in uno stato di coscienza può predominare soltanto una delle quattro condizioni. (4) La condizione prossima (anantarapaccaya) e (5) la condizione immediatamente antecedente (samanantarapaccaya) si riferiscono a qualsiasi fase del processo della coscienza che serve da condizione per la fase immediatamente successiva. Ad esempio, una coscienza dell’occhio che vede un oggetto visivo funge da condizione immediatamente antecedente per il sorgere, nel momento successivo, della coscienza mentale che riceve l’immagine visiva. La coscienza mentale, a sua volta, funge da condizione immediatamente antecedente per la coscienza mentale che svolge la funzione di investigare l’oggetto. (6) La condizione cooperante (sahajātapaccaya) è qualsiasi fenomeno o condizione il cui sorgere richiede il sorgere simultaneo di un’altra cosa; ad esempio, ciascuno dei quattro aggregati mentali (P. khandha; S. skandha) di sensazione (vedanā), concezione (P. saññā; S. saṃjñā), fattori condizionanti (P. saṅkhāra; S. saṃskāra) e coscienza (P. viññāṇa; S. vijñāna) funge da condizione cooperante per tutti gli altri, poiché tutti e quattro sorgono invariabilmente insieme nello stesso momento. (7) La condizione per via di mutualità (aññāmaññapaccaya) si riferisce al fatto che tutti i fenomeni simultanei, come gli aggregati mentali sopra menzionati, si sostengono reciprocamente e sono quindi condizionati anche per via di mutualità; sorgono e cessano in dipendenza l’uno dall’altro. (8) La condizione di supporto (nissayapaccaya) è una condizione precedente o simultanea che funge da fondamento per un altro fenomeno, alla maniera della terra per un albero. Un esempio sono i cinque organi di senso esterni (occhio, orecchio, naso, lingua e corpo) e l’unico organo di senso interno mentale (mente), che sono le condizioni precedenti e simultanee per i sei tipi di coscienza che sorgono quando gli organi di senso entrano in contatto con i rispettivi oggetti. (9) La condizione di supporto decisivo (upanissayapaccaya) è qualsiasi cosa funga da forte incitamento all’azione mentale o fisica morale, immorale o neutra. È di tre tipi: (a) per via dell’oggetto (ārammaṇa), che può essere qualsiasi oggetto di pensiero, reale o immaginario; (b) per via di prossimità; e (c) per via di supporto naturale (pakati), che comprende cose come gli atteggiamenti mentali e le frequentazioni di amici che possono fungere da incitamenti naturali a un comportamento salutare o non salutare, oppure il clima e il cibo che inducono salute o malattia del corpo. (10) La condizione prenascente (purejātapaccaya) è qualcosa di sorto in precedenza che costituisce una base per qualcosa che sorge in seguito. Un esempio sono i cinque organi di senso fisici e la base fisica della mente che, essendo già sorti, costituiscono la condizione per il sorgere della coscienza attraverso il loro funzionamento. (11) La condizione postnascente (pacchājātapaccaya) si riferisce alla coscienza sorta attraverso il funzionamento dei sensi, perché essa serve da condizione necessaria per la continua conservazione di questo corpo già sorto, con i suoi sensi funzionanti. (12) La condizione di ripetizione (āsevanapaccaya) si riferisce ai momenti di coscienza di impulso (javana) che sorgono in serie, fungendo ogni volta da condizione per i momenti successivi per via di ripetizione e frequenza. (13) La condizione di azione (kammapaccaya) si riferisce al karman o alle volizioni karmiche (kammacetanā) di una nascita precedente che hanno agito generando le caratteristiche fisiche e mentali dell’esistenza presente di un individuo. (14) La condizione del risultato karmico (vipākapaccaya) si riferisce alle cinque coscienze sensoriali esterne karmicamente risultanti, che fungono da condizioni simultanee per altri fenomeni mentali e fisici. (15) La condizione di nutrimento (āhārapaccaya) è di quattro tipi e si riferisce al cibo materiale (kabalinkārāhāra), che è cibo per il corpo; al contatto sensoriale e mentale (phassa), che è cibo per la sensazione (vedanā); alla volizione mentale (cetanā = karman), che è cibo per la rinascita; e alla coscienza (viññāna), che è cibo per il complesso mente-corpo (nāmarūpa) al momento del concepimento. (16) La condizione di facoltà (indriyapaccaya) si riferisce a venti delle ventidue facoltà (indriya) enumerate nell’abhidhamma pāli, delle quali, ad esempio, le cinque facoltà sensoriali esterne costituiscono la condizione per le rispettive coscienze sensoriali. (17) La condizione di assorbimento meditativo (jhānapaccaya) si riferisce a un elenco di sette fattori di jhāna come condizioni per fenomeni mentali e corporei simultanei. Essi sono pensiero (vitakka), immaginazione (vicāra), rapimento (pīti), gioia (sukha), tristezza (domanassa), indifferenza (upekkhā) e concentrazione (samādhi). (18) La condizione del sentiero (maggapaccaya) si riferisce a dodici fattori del sentiero che condizionano il progresso lungo il sentiero. Essi sono: saggezza (paññā), pensiero-concezione (vitakka), retta parola (sammavācā), retta azione corporea (sammakammanta), retto sostentamento (sammajīva), energia (viriya), consapevolezza (sati), concentrazione (samādhi), visioni errate (micchāditthi), parola errata (micchāvācā), azione corporea errata (micchākammanta) e sostentamento errato (micchājīva). (19) La condizione di associazione (sampayuttapaccaya) si riferisce ai quattro aggregati mentali di sensazione (vedanā), percezione (saññā), formazioni mentali (saṅkhāra) e coscienza (viññāṇa), che si assistono a vicenda per associazione, condividendo una base fisica comune, un oggetto comune e sorgendo e cessando simultaneamente. (20) La condizione di dissociazione (vippayuttapaccaya) si riferisce ai fenomeni che assistono altri fenomeni in virtù del non avere la stessa base fisica e gli stessi oggetti. (21 e 24) La condizione di presenza (atthipaccaya) e la condizione di non scomparsa (avigatapaccaya) si riferiscono a qualsiasi fenomeno che, attraverso la propria presenza, è una condizione per altri fenomeni. (22 e 23) La condizione di assenza (natthipaccaya) e la condizione di scomparsa (vigatapaccaya) si riferiscono a qualsiasi fenomeno, come un momento di coscienza, che, essendo appena cessato, costituisce la condizione necessaria per il momento immediatamente successivo dello stesso fenomeno, fornendogli l’opportunità di sorgere. ¶ La scuola sarvāstivāda riconosce anch’essa un elenco di quattro condizioni, tutte presenti nel precedente elenco pāli e che sembrano quindi essersi evolute prima della separazione delle scuole sarvāstivāda e sthaviranikāya: (1) hetupratyaya, o condizione in quanto causa, corrispondente al n. 1 dell’elenco pāli; (2) samanantarapratyaya, o condizione immediatamente antecedente, corrispondente al n. 5 dell’elenco pāli; (3) ālambanapratyaya, o condizione oggettiva, corrispondente al n. 2 dell’elenco pāli; (4) adhipatipratyaya, o condizione predominante, corrispondente al n. 3 dell’elenco pāli. Questi quattro pratyaya compaiono per la prima volta nel vijñānakāya del primo secolo e.v. e sono anteriori al relativo elenco sarvāstivāda di sei “cause” (hetu).