Dal Dizionario

mudrā

In sanscrito, letteralmente “sigillo”, “marchio” o “segno”; nel contesto buddhista il termine indica soprattutto i “gesti” delle mani e delle braccia compiuti durante la pratica rituale o raffigurati nelle immagini di buddha, bodhisattva, divinità tantriche e altre figure buddhiste. I mudrā comunemente associati al Buddha, come il “gesto dell’assenza di paura” (abhayamudrā), il “gesto del tocco della terra” (bhūmisparśamudrā), il “gesto della ruota del dharma” (dharmacakramudrā) e il “gesto della meditazione” (dhyānamudrā), sono attestati già nelle più antiche rappresentazioni indiane di śākyamuni. Con lo sviluppo dell’iconografia del mahāyāna e del vajrayāna, il numero dei mudrā raffigurati nell’arte buddhista si è moltiplicato fino a raggiungere le centinaia. Essi costituiscono un elemento di primo piano nell’arte vajrayāna dell’area himalayana (India settentrionale, Nepal, Tibet e Bhutan), così come nelle prime immagini tantriche del Sud-est asiatico e nelle tradizioni esoteriche dell’Asia orientale. I mudrā sono anche movimenti dinamici delle mani eseguiti durante i rituali tantrici, nei quali possono simboleggiare offerte materiali, mettere in atto forme di culto o indicare relazioni con le divinità visualizzate.

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