Ho udito che in una certa occasione il Beato soggiornava nei pressi di Sāvatthī, nel Monastero Orientale, il palazzo della madre di Migāra, insieme a molti anziani discepoli ben noti — il venerabile Sāriputta, il venerabile Mahā Moggallāna, il venerabile Mahā Kassapa, il venerabile Mahā Kaccāna, il venerabile Mahā Koṭṭhita, il venerabile Mahā Kappina, il […]
Dal Dizionario
satipaṭṭhānasutta
Pronunce
Letteralmente “Discorso sui Fondamenti della Consapevolezza”, è il decimo sutta del Majjhimanikāya. Una recensione sarvāstivāda separata compare come novantottesimo sūtra nella traduzione cinese del Madhyamāgama; un’altra recensione, non identificata con certezza, è presente nella traduzione cinese dell’Ekottarāgama.
Una versione ampliata dello stesso discorso, intitolata “Grande Discorso sui Fondamenti della Consapevolezza” (mahāsatipaṭṭhānasuttanta), che aggiunge un’ampia esposizione sulla consapevolezza del respiro (ānāpānasati), costituisce il ventiduesimo sutta del Dīghanikāya. Questo testo è uno dei più commentati dell’intero canone pāli e occupa tuttora una posizione centrale nel moderno movimento di vipassanā.
Il discorso fu pronunciato dal Buddha a un’assemblea di discepoli nella città di Kammāsadhamma, nel paese dei Kuru. Il testo enumera ventuno pratiche meditative per la coltivazione della consapevolezza (sati), intesa come vigilanza non distratta, attenzione continua e facoltà di ricordo.
Nel sutta il Buddha espone la pratica secondo una struttura quadruplice, detta dei quattro fondamenti della consapevolezza (satipaṭṭhāna): (1) la contemplazione del corpo (kāyānupassanā); (2) la contemplazione delle sensazioni (vedanānupassanā), cioè sensazioni piacevoli, spiacevoli o neutrali; (3) la contemplazione della mente (cittānupassanā), che osserva lo stato generale della mente; e (4) la contemplazione dei fenomeni (dhammānupassanā), che include categorie dottrinali quali i cinque aggregati e le Quattro Nobili Verità.
La contemplazione del corpo comprende quattordici esercizi, a partire dalla consapevolezza dell’inspirazione e dell’espirazione, seguita dall’attenzione alle quattro posture del corpo — camminare, stare in piedi, sedere e giacere — e da una consapevolezza estesa a tutte le attività quotidiane. Seguono la contemplazione delle parti del corpo, dei quattro grandi elementi e delle meditazioni sull’impurità, basate sull’osservazione di un cadavere in nove stadi di decomposizione.
Questa pratica è intesa a condurre alla comprensione che il corpo è un insieme di elementi impuri, impermanenti e privi di un sé permanente. Tale comprensione dei tre segni dell’esistenza — impermanenza, sofferenza e non-sé — conduce al risveglio. Il sutta presenta i fondamenti della consapevolezza come ekayānamagga, “l’unica via” o “la via diretta”, e afferma che la loro corretta coltivazione può condurre allo stato di arahant, o almeno a quello di anāgāmin, anche in un periodo di pratica molto breve.
Vedi anche anupassanā.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"