Dal Dizionario
vaiśravaṇa
Pronunce
Uno dei quattro lokapāla, i re delle quattro direzioni che risiedono sulle quattro facce del monte sumeru. È il re del nord, sovrano del continente settentrionale di uttarakuru, e dimora sul versante nord della montagna centrale, dove comanda eserciti di yakṣa.
Nel canone pāli è descritto come un “entrato-nella-corrente” (srotaāpanna), devoto del Buddha e protettore dei suoi monaci. Nonostante abbia una durata di vita di novantamila anni, Vaiśravaṇa, come tutte le divinità buddhiste (deva), è destinato a morire e a rinascere altrove, mentre un altro essere rinascerà come suo successore.
Vaiśravaṇa è associato alle divinità indiane della ricchezza kubera e Jambhala; in origine erano divinità distinte che in seguito vennero identificate l’una con l’altra. Potrebbe avere avuto origine come divinità dell’Asia centrale, forse nel regno di khotan, dove si riteneva fosse il progenitore della dinastia reale.
È il principale interlocutore di diversi capitoli del suvarṇaprabhāsottamasūtra, che espone i doveri dei lokapāla nei confronti del re virtuoso e del suo stato. Il suo culto in Cina non sembra affermarsi prima del IX secolo, data delle più antiche immagini cinesi della divinità. Una leggenda racconta che, durante un’invasione della Cina Tang da parte di anxi (cioè parthia), l’imperatore cinese si avvalse dell’aiuto di amoghavajra, il quale invocò Vaiśravaṇa affinché proteggesse le mura della città.
Dalla metà della dinastia Tang, le immagini di questa divinità e degli altri lokapāla vennero comunemente collocate alle porte delle città. Il culto di Vaiśravaṇa giunse in Giappone nel periodo Heian, dove, pur essendo presente nella tradizione esoterica, assunse l’aspetto delle divinità locali ed è considerato una forma di hachiman. In Tibet, la fusione tra Vaiśravaṇa, Kubera, Jambhala e Pañcika è più completa che in Asia orientale.
In quanto lokapāla, Vaiśravaṇa indossa un’armatura, porta uno stendardo di vittoria e tiene in mano una mangusta che rigurgita gioielli, da cui deriva la sua popolarità come divinità della ricchezza.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"
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