Allora il Beato disse a Saccaka: «Quelli che hai descritto poco fa come sviluppati nello sviluppo del corpo: quello non è un legittimo sviluppo del corpo nella disciplina dei nobili. Poiché non comprendi lo sviluppo del corpo, da dove potresti comprendere lo sviluppo della mente? Tuttavia, riguardo a come si è non sviluppati nel corpo e non sviluppati nella mente, e sviluppati nel corpo e sviluppati nella mente, ascolta e presta molta attenzione. Parlerò».
Dal Dizionario
bhāvanā
Pronunce
In sanscrito e pāli, “coltivazione” (lett. “portare all’essere”); termine sanscrito comunemente tradotto in italiano come “meditazione”. Deriva dalla radice √bhū, “essere” o “divenire”, e possiede un ampio ventaglio di significati che include coltivare, produrre, manifestare, immaginare, permeare e riflettere.
È nel primo senso, quello della coltivazione, che il termine viene usato per indicare lo sviluppo prolungato di particolari stati mentali. Tuttavia, nel buddhismo la bhāvanā può comprendere anche lo studio della dottrina, la memorizzazione dei sūtra e la recitazione di versi per scacciare gli spiriti maligni. Il termine si riferisce dunque, in senso ampio, all’intera gamma della cultura spirituale buddhista, abbracciando il “portare all’essere” (ossia il coltivare) di aspetti generici della pratica come il sentiero (mārga), esercizi spirituali specifici (ad esempio l’amorevolezza, o maitrī), o persino un atteggiamento mentale generale, come gli stati mentali virtuosi (kuśala). Il termine è inoltre usato nel senso specifico di “sentiero di coltivazione” (bhāvanāmārga), che “porta all’essere” le intuizioni del precedente sentiero della visione (darśanamārga). Di conseguenza, la bhāvanā comprende tutti i vari tipi di coltivazione che un praticante deve intraprendere per accrescere la meditazione, migliorarne l’efficacia e “portarla all’essere”. Più specificamente, come “meditazione”, la letteratura commentariale distingue talvolta due tipi generali di meditazione: la meditazione di quiete (śamatha), in cui la mente si concentra con unidirezionalità su un oggetto nel tentativo di accrescere i poteri di concentrazione; e la meditazione analitica (vipaśyanā), in cui il meditante indaga concettualmente un argomento per sviluppare intuizione (insight) su di esso.