Il nobile Bodhisattva Avalokiteshvara, praticando la profonda pratica della Perfezione della Saggezza, osservò i Cinque Aggregati e vedendo che erano vuoti di esistenza intrinseca, disse…
Dal Dizionario
dhāraṇī
Pronunce
In sanscrito, “dispositivo mnemonico”, “codice”. Il termine deriva etimologicamente dalla radice sanscrita √dhṛ (“sostenere”, “mantenere”), implicando quindi qualcosa che supporta, contiene o conserva; per estensione, una formula verbale che si ritiene “trattenga” o “incapsuli” il significato di testi più lunghi e dottrine prolisse, funzionando così come uno strumento mnemonico. Si dice che coloro che memorizzano queste formule (che possono avere o meno un significato semantico) acquisiscano la capacità di trattenere gli insegnamenti completi che la dhāraṇī “conserva”.
Commentando il bodhisattvabhūmisūtra, esegeti buddhisti, come lo scoliaste cinese del VI secolo jingying huiyuan, descrivono le dhāraṇī come parte dell’equipaggiamento o accumulo (saṃbhāra) necessario ai bodhisattva per raggiungere la piena illuminazione, e classificano le dhāraṇī in quattro categorie:
- quelle associate all’insegnamento (dharma)
- quelle associate al significato (artha)
- quelle associate agli incantesimi (mantra)
- quelle associate all’acquiescenza (kṣānti)
Le prime due riguardano l’apprendimento e la memorizzazione delle dottrine e della loro intenzione e funzionano dunque come “codici”.
Nella letteratura della prajñāpāramitā, una dhāraṇī può essere anche una singola lettera dell’alfabeto associata a un termine significativo: ad esempio, la lettera “a” funge da codice per ricordare il termine “ādy-anutpannatva” (“non prodotto sin dall’inizio”).
Il terzo tipo, il mantradhāraṇī, aiuta il bodhisattva a superare avversità, contrastare influenze nocive e offrire protezione (cfr. paritta). Il quarto tipo sostiene il bodhisattva nell’acquiescenza alla vera natura dei dharma come non prodotti (anutpattikadharmakṣānti), dandogli il coraggio di restare nel mondo per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.
Le dhāraṇī compaiono talvolta alla conclusione dei sūtra Mahāyāna come sintesi concisa dell’insegnamento, richiamando nuovamente il loro valore di “codici”. La scuola dharmaguptaka, nella prima fase del buddhismo, includeva una raccolta di dhāraṇī (dhāraṇīpiṭaka) come aggiunta alla tradizionale ripartizione tripartita del canone buddhista (tripiṭaka), a testimonianza della larga diffusione delle dhāraṇī. Esse compaiono spesso anche nei tantra buddhisti, ma il loro legame con la letteratura tantrica sembra essere tardivo (dall’VIII secolo).
Il dazhidulun (Mahāprajñāpāramitāśāstra), attribuito a nāgārjuna, include la competenza nelle dhāraṇī tra le capacità che tutti i monaci ordinati dovrebbero sviluppare, e la padronanza di dieci diversi tipi di dhāraṇī come parte centrale dell’addestramento del bodhisattva. Cfr. anche mantra.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"