A quel tempo nella grande città di Vaiśālī viveva un uomo ricco di nome Vimalakīrti. In passato aveva già offerto elemosine a un numero incommensurabile di Buddha, aveva piantato profondamente le radici della bontà e aveva colto la verità della non-nascita. Senza impedimenti nella sua eloquenza, capace di spaziare con poteri trascendentali, padroneggiava pienamente gli espedienti mnemonici degli insegnamenti e aveva conseguito lo stato di impavidità.
Dal Dizionario
kṣatriya
Pronunce
In sanscrito, “guerriero” o “nobiltà”; la seconda delle quattro caste della società indiana tradizionale, insieme ai sacerdoti (brāhmaṇa), ai mercanti (vaiśya) e ai servi (śūdra). In quanto figlio del re degli Śākya, Śuddhodana, il futuro buddha Gautama apparteneva alla casta kṣatriya. Molte delle figure di spicco del movimento śramaṇa — asceti itineranti che si opponevano ai sacerdoti brāhmaṇa della religione vedica tradizionale — provenivano principalmente da un contesto kṣatriya. La casta del Buddha può anche spiegare la frequente critica nei sūtra alle attività sacrificali dei sacerdoti vedici e il topos ricorrente nei sūtra di ridefinire il significato di brahman (brāhmaṇa) in termini di realizzazione meditativa e illuminazione (cfr. Kassapasīhanādasutta; Tevijjasutta), sebbene i sacerdoti brāhmaṇa fossero anche il principale rivale della primitiva comunità buddhista per il patronato. Il sospetto buddhista e più in generale śramaṇa circa l’efficacia soteriologica dei sacrifici compiuti dai brāhmaṇa emerge anche nel rigetto dei riti e rituali religiosi (śīlavrataparāmarśa) come uno dei tre ceppi più grossolani (saṃyojana) o visioni erronee (mithyādṛṣṭi) che devono essere abbandonati per raggiungere l’entrata nella corrente (srotaāpanna). Si dice che i buddha nascano solo in due caste, la brāhmaṇa e la kṣatriya, a seconda di quale sia considerata più elevata al momento della nascita di quel buddha.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"