Dal Dizionario
preta
Pronunce
In sanscrito, letteralmente “trapassato” o “spirito”; tradotto abitualmente in italiano come “spirito affamato” o “fantasma affamato” (riflettendo la resa cinese egui). Il regno degli spiriti affamati è uno dei tre o quattro regni sfavorevoli di rinascita (apāya; durgati), insieme ai dannati infernali (nāraka), agli animali (tiryak), e talvolta ai semidei o titani (asura). Gli spiriti sono raffigurati più comunemente con addome disteso e arti emaciati, come un essere umano che soffre di grave malnutrizione. Alcune tradizioni affermano inoltre che abbiano la gola grande quanto la cruna di un ago, così da non riuscire mai a consumare abbastanza per saziare il proprio appetito. (Questa raffigurazione dei preta dal ventre gonfio e dalla bocca minuscola non compare nelle fonti pāli e del Sud-est asiatico prima di alcuni tardi testi cosmologici risalenti al secondo millennio e.v., il che suggerisce che si tratti di una tradizione dell’India settentrionale o sanscrita, e non di uno sviluppo pāli.)
Si dice che i preta siano rinati in questa condizione sfavorevole come conseguenza di avidità e avarizia in una vita precedente. Trascorrono la loro esistenza vagando in una ricerca vana di cibo e bevande: quando si avvicinano a un fiume per bere, l’acqua si trasforma in sangue e pus, e quando trovano del cibo non riescono a digerirlo a causa di vari impedimenti, come nodi nella gola, oppure soffrono nell’atto di deglutirlo, quando il cibo si trasforma in lance e ferro fuso. Le tradizioni variano quanto alla collocazione del regno degli spiriti, ma sono numerosi i racconti di incontri tra il Buddha e i suoi monaci con questi spiriti. Nutrire questi spiriti trapassati è un rituale importante per i monaci buddhisti in molte società (cfr. fang yankou). I racconti di incontri con tali spiriti, che tipicamente narrano le azioni negative compiute in passato e che li hanno condotti a rinascere in questa condizione sfavorevole, sono comuni nella letteratura buddhista, come nel testo pāli petavatthu. Il regno dei preta comprende anche altri orchi e folletti, come i piśāca.
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