Dal Dizionario

saṃjñā

In sanscrito, “percezione”, “discriminazione” o “identificazione (concettuale)”. Il termine possiede sia connotazioni positive sia negative. Come uno dei cinque fattori onnipresenti (sarvatraga) nelle classificazioni dei concomitanti mentali (caitta, pāli: cetasika) nella scuola vaibhasika dell’sarvastivada abhidharma e nella scuola yogacara, saṃjñā può essere resa al meglio come “discriminazione”, riferendosi alla funzione mentale che differenzia e identifica gli oggetti attraverso l’apprensione delle loro qualità specifiche.

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«Come se, monaci, vi fossero quattro vipere di grande potenza e dal veleno terribile. Poi arrivasse un uomo che vuole vivere, non vuole morire, desidera la felicità e rifugge la sofferenza.
Gli direbbero: “Uomo, queste quattro vipere, di grande potenza e dal veleno terribile, devono essere fatte alzare di tanto in tanto, lavate di tanto in […]

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Così ho udito: una volta il Beato dimorava a , nel , nel parco di .
In quel tempo, al monaco di nome Ariṭṭha, un tempo cacciatore di avvoltoi, era sorta una perniciosa di questo genere: «Io comprendo il insegnato dal Beato in questo modo: le azioni che il Beato dice essere ostacoli non […]

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Così ho udito. In un’occasione il Beato dimorava a , nel , nel luogo dove si nutrono gli scoiattoli.
In quel tempo il venerabile dimorava nella capanna di un vasaio, malato, sofferente, gravemente infermo.
Allora il venerabile Vakkali si rivolse ai suoi assistenti: «Venite, amici, andate dal Beato. Recatevi da lui, inchinatevi con il capo ai […]

Legato

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Presso . Ivi il Beato disse: «Chi è legato non è liberato; chi non è legato è liberato. Se la coscienza, o monaci, permanendo, permane legata alla forma, sostenuta dalla forma come oggetto, posandosi sulla forma, irrigata dal diletto, giungerebbe a crescita, sviluppo e proliferazione.
Se la coscienza, o monaci, permanendo, permane legata alla sensazione, sostenuta […]

Il Discorso Minore sulla Vacuità

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Ho udito che in un’occasione il Sublime soggiornava presso Sāvatthī, nel Monastero Orientale, il palazzo della madre di Migāra. Allora il venerabile Ānanda, emergendo dal suo ritiro nella sera, si recò dal Sublime e, giunto al suo cospetto, dopo essersi prostrato, si sedette da un lato. Mentre era seduto lì, disse al Sublime: «In un’occasione, quando il Sublime soggiornava tra i Sakya in una città dei Sakya chiamata Nagaraka, là — al cospetto del Sublime — ho udito questo, al suo cospetto ho appreso questo: “Ora dimoro pienamente in una dimora di vacuità”. L’ho udito correttamente, l’ho appreso correttamente, vi ho posto attenzione correttamente, lo ricordo correttamente?»

Origine

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Così ho udito: In una certa occasione il Beato dimorava presso Sāvatthī, nel Bosco di Jeta, nel monastero di Anāthapiṇḍika. Là si rivolse ai monaci: «Monaci!»

«Sì, venerabile signore», risposero i monaci.

Il Beato disse: «Vi insegnerò e analizzerò l’origine e la cessazione dei quattro fondamenti della consapevolezza. Ascoltate e prestate attenta attenzione. Ora parlerò.»

Discorso dei Cinque

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«Monaci, la forma non è il sé. Se la forma fosse il sé, questa forma non si presterebbe al dis-agio. Sarebbe possibile dire riguardo alla forma: “Che la mia forma sia così. Che la mia forma non sia così.” Ma proprio perché la forma non è il sé, questa forma si presta al dis-agio. E non è possibile dire riguardo alla forma: “Che la mia forma sia così. Che la mia forma non sia così.”»