Dal Dizionario

skandha

Termine sanscrito che significa letteralmente “mucchio”, “ammasso” o “aggregato”, e indica gli aggregati dell’esistenza, una delle classificazioni fondamentali del buddhismo per descrivere i costituenti di ciò che chiamiamo “persona”. Secondo una tradizione, il Buddha avrebbe usato dei chicchi di riso per rappresentare i molti fattori che compongono l’esperienza, mostrando come essi si raccolgano in cinque ammassi distinti.

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In quel momento Śāriputra, osservando che non vi erano posti a sedere nella stanza di Vimalakīrti, pensò tra sé: «Tutti questi bodhisattva e principali discepoli — dove andranno a sedersi?»

L’uomo ricco Vimalakīrti, conoscendo ciò che aveva in mente, disse a Śāriputra: «Sei venuto qui per amore della Legge, o stai semplicemente cercando un posto a sedere?»

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Ho udito che in un’occasione il Beato dimorava presso Vesālī, nella Sala dal Tetto a Punta, nella Grande Foresta. Ora, a quel tempo, un gran numero di monaci aveva dichiarato la gnosi finale alla presenza del Beato: «Discerniamo che “La nascita è finita, la vita santa è compiuta, il compito è concluso. Non vi è nulla di ulteriore per il bene di questo mondo.”»

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Il Buddha disse allora al bodhisattva Maitreya: «Devi andare a far visita a Vimalakīrti e informarti della sua malattia.»

Ma Maitreya rispose al Buddha: «Onorato dal Mondo, non sono in grado di fargli visita e informarmi della sua malattia. Perché? Perché ricordo come una volta in passato […]

Legato

Upaya (SN 22:53)

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Presso . Ivi il Beato disse: «Chi è legato non è liberato; chi non è legato è liberato. Se la coscienza, o monaci, permanendo, permane legata alla forma, sostenuta dalla forma come oggetto, posandosi sulla forma, irrigata dal diletto, giungerebbe a crescita, sviluppo e proliferazione.
Se la coscienza, o monaci, permanendo, permane legata alla sensazione, sostenuta […]

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Questo insegnamento non è né vero né falso. Questo sentiero non è né grande né piccolo. La salvezza e la liberazione dipendono dalle capacità. Scegli tra le diverse dottrine e sollevane una per la venerazione. Segue così un capitolo sul vero insegnamento del Grande Sentiero.

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Qual è la differenza tra subconscio e inconscio?

Nel Buddhismo vi sono sei forme di coscienza: alaya, manas[fn id="1"], e così via. La coscienza manas corrisponde più o meno all’inconscio collettivo di Jung. Ma Jung non praticava zazen, perciò non conosceva la coscienza hishiryo. Dalla sua esperienza personale conosceva soltanto la coscienza del cervello anteriore e forse qualcosa del cervello primitivo, perciò non fu in grado di andare molto lontano. Non era capace di praticare una vera meditazione e poteva studiare gli altri tipi solo come oggetti. E alla fine tutto si trasformò in null’altro che pensieri.

Origine

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Così ho udito: In una certa occasione il Beato dimorava presso Sāvatthī, nel Bosco di Jeta, nel monastero di Anāthapiṇḍika. Là si rivolse ai monaci: «Monaci!»

«Sì, venerabile signore», risposero i monaci.

Il Beato disse: «Vi insegnerò e analizzerò l’origine e la cessazione dei quattro fondamenti della consapevolezza. Ascoltate e prestate attenta attenzione. Ora parlerò.»

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Coloro che sono buddha e patriarchi sono sempre nel samādhi, lo stato simile al mare. Nuotando in questo samādhi, hanno momenti di predicazione, momenti di esperienza e momenti di movimento. La virtù del loro muoversi sulla superficie del mare include il movimento lungo il fondo stesso di quel [mare]: essi si muovono sulla superficie del mare [sapendo] che questo è “muoversi lungo il fondo dell’oceano più profondo”. Cercare di far tornare alla sorgente le correnti incerte della vita e della morte non significa muoversi nell’ineffabile stato della mente. Benché i casi passati di superamento delle barriere e di rottura dei nodi siano stati, naturalmente, episodi individuali dei buddha e dei patriarchi stessi, allo stesso tempo ciascuno di essi era governato dal samādhi, lo stato simile al mare.

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