Dal Dizionario
Śakra
Pronunce
Nome sanscrito di una divinità spesso identificata con il dio vedico Indra (con cui condivide molti epiteti), sebbene sia forse più corretto descriverlo come una versione buddhista (e meno bellicosa) di Indra. Tipicamente indicato nei testi buddhisti con il nome e il titolo completi di “Śakra, il re degli dèi” (Śakro devānām indraḥ), egli è la divinità (deva) che compare più regolarmente nei testi buddhisti. Śakra è il capo degli dèi del cielo dei trentatré (trāyastriṃśa), situato sulla vetta del monte Sumeru. In quanto tale, è un dio dotato di grande potere e vita lunghissima, ma è anch’egli soggetto a morte e rinascita; il Buddha illustra in vari discorsi le virtù specifiche che portano alla rinascita come Śakra.
Sia nel canone pāli sia nei sūtra del mahāyāna, Śakra è raffigurato come il più devoto tra i seguaci divini del Buddha, che scende dal proprio cielo per ascoltare gli insegnamenti del Buddha e porgli domande (e, secondo alcuni resoconti, raggiungendo infine lo stato di stream-enterer), prestando ogni sorta di assistenza al Buddha e ai suoi seguaci. Nel caso del Buddha, questa assistenza fu prestata anche prima del suo conseguimento della buddhità, sia nelle sue vite precedenti (come nella storia di Vessantara nel Vessantara jātaka) sia nella sua ultima vita come principe Siddhārtha; quando il principe tagliò le sue trecce regali e le lanciò nel cielo, proclamando che avrebbe raggiunto la buddhità se esse fossero rimaste lassù, fu Śakra a catturarle e a custodirle in un santuario nel cielo dei trentatré. Quando in seguito il Buddha visitò il cielo dei trentatré per insegnare l’abhidharma a sua madre Māyā (che vi era rinata), Śakra fornì la magnifica scala per la sua celebre discesa verso Jambudvīpa, avvenuta a Sāṃkāśya. Quando il Buddha fu malato di dissenteria verso la fine della sua vita, Śakra portò il suo vaso da notte. Śakra scende spesso sulla terra travestito da brāhmaṇa per mettere alla prova la virtù dei discepoli del Buddha, sia monastici sia laici, offrendo ogni genere di doni miracolosi a chi supera la prova. Nel canone pāli, una sezione del Saṃyuttanikāya consiste di venticinque brevi sutta a lui dedicati.
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