Dal Dizionario

deva

In sanscrito e pāli, letteralmente “essere radioso” o “essere splendente”; una “divinità”, “essere celeste” o “dio”, come una delle cinque (talvolta sei) destinazioni di rinascita (gati) nel ciclo del saṃsāra. Quando si afferma che il buddhismo ha “dèi” ma non un “Dio”, ci si riferisce ai deva. Il termine deva deriva dalla radice sanscrita √div ed è etimologicamente collegato al termine “divinità”.

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Ad Anuruddha

Anuruddha Sutta (MN 127)

Così ho udito: in un’occasione il Beato dimorava a Śrāvastī, nel Jetavana, nel parco di Anāthapiṇḍada.

Allora il capomastro Anuruddha; giunto, in mio nome, rendigli omaggio ai piedi col capo, e digli: “Il capomastro Pañcakaṅga, signore, rende omaggio ai piedi del venerabile Anuruddha col capo”; e digli anche questo: “Acconsenta, per favore, signore, il venerabile Anuruddha, a ricevere domani un pasto dal capomastro Pañcakaṅga insieme ad altri tre; e possa il venerabile Anuruddha arrivare abbastanza presto; il capomastro Pañcakaṅga, signore, ha molti impegni e molto da fare per il re.”»

Il Discorso Più Lungo a Saccaka

Mahā Saccaka Sutta  (MN 36)

Allora il Beato disse a Saccaka: «Quelli che hai descritto poco fa come sviluppati nello sviluppo del corpo: quello non è un legittimo sviluppo del corpo nella disciplina dei nobili. Poiché non comprendi lo sviluppo del corpo, da dove potresti comprendere lo sviluppo della mente? Tuttavia, riguardo a come si è non sviluppati nel corpo e non sviluppati nella mente, e sviluppati nel corpo e sviluppati nella mente, ascolta e presta molta attenzione. Parlerò».