Caso principale
Il maestro Nanyue Huairang divenne discepolo del Sesto Patriarca, il maestro Dajian Huineng.
Il Sesto Patriarca chiese: «Da dove vieni?»
Il maestro Nanyue disse: «Vengo dal maestro Ankoku sul monte Su.»
Il Sesto Patriarca disse: «Qualcosa di ineffabile è giunto così.»
Il maestro Nanyue non seppe rispondere. Servì quindi il Sesto Patriarca per otto anni. Alla fine giunse a comprendere le parole del Sesto Patriarca e gli disse: «Io, Huairang, ho compreso. Quando venni qui per la prima volta, Maestro, tu mi accogliesti con le parole: ‘Qualcosa di ineffabile è giunto così’.»
Il Patriarca disse: «Come comprendi queste parole?»
Il maestro Nanyue disse: «Se cerco di rappresentarlo in qualche modo, la spiegazione non coglie nel segno.»
Il Patriarca disse: «Ti affidi alla pratica e alla realizzazione, oppure no?»
Il maestro Nanyue disse: «Non sarebbe vero se insistessi nel dire che non vi sono pratica e realizzazione. Tuttavia, è impossibile contaminare la situazione distinguendo tra pratica e realizzazione.»
Il Patriarca disse: «Questo ‘non contaminare’ è proprio ciò che i molti Buddha hanno voluto preservare. Tu sei in questo modo. Io sono in questo modo, e anche i molti patriarchi dell’India sono così.»
Commento
Quando il maestro Nanyue si recò al tempio del Sesto Patriarca, il Patriarca disse: «Qualcosa di ineffabile è giunto così.» La situazione dell’arrivo di Nanyue al tempio era la totalità della realtà ineffabile. Non era né più né meno della realtà stessa.
Il maestro Nanyue non comprese, così rimase con il Patriarca per otto anni. Dopo quel tempo sentì di poter comprendere le parole che il Patriarca aveva pronunciato il suo primo giorno al tempio.
Quando il Patriarca gli chiese che cosa avesse compreso, il maestro Nanyue disse che era difficile, o impossibile, per qualunque spiegazione catturare la realtà.
Il Patriarca gli chiese ancora: «Ti affidi alla pratica e alla realizzazione, oppure no?» Per pratica si intende la pratica dello zazen. La realizzazione, spesso chiamata satori o illuminazione, significa semplicemente riconoscere la realtà – partecipare alla verità. Troppo spesso le persone pensano che pratica e realizzazione siano separate. Pensano che lo zazen sia la pratica o il mezzo attraverso cui raggiungere un obiettivo chiamato realizzazione o illuminazione.
Il maestro Nanyue rifiutò di contaminare la realtà della situazione separando le due cose. Sedersi in zazen è la totalità della realtà stessa. Non c’è nulla di più e nulla di meno della realtà.