Presso . Ivi il Beato disse: «Chi è legato non è liberato; chi non è legato è liberato. Se la coscienza, o monaci, permanendo, permane legata alla forma, sostenuta dalla forma come oggetto, posandosi sulla forma, irrigata dal diletto, giungerebbe a crescita, sviluppo e proliferazione. Se la coscienza, o monaci, permanendo, permane legata alla sensazione, […]
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Upaya (SN 22:53)
La Trappola di Māra
Mārapāsa Sutta (SN 35:115)
«Vi sono, monaci, forme conoscibili tramite l’occhio — gradevoli, piacevoli, deliziose, care, allettanti, legate al desiderio sensuale. Se un monaco le gusta, le accoglie con favore e vi resta avvinto, si dice che è un monaco incatenato alle forme conoscibili tramite l’occhio. Egli è passato dalla parte di Māra; è caduto in potere di Māra.…
Malato
Gilāna Sutta (SN 35:74)
Presso Sāvatthī. Allora un certo monaco si recò dal Beato e, giunto alla sua presenza, dopo avergli reso omaggio, si sedette a un lato. Seduto lì, disse al Beato: «Signore, in tale e tale dimora vi è un certo monaco — di recente ordinazione, poco conosciuto — che è malato, sofferente, gravemente infermo. Sarebbe bene…
In Breve
Saṅkhitta Sutta (AN 8:70)
Allora un certo monaco si recò dal Sublime e, giunto al suo cospetto, dopo essersi prostrato, si sedette da un lato. Mentre era seduto lì, disse al Sublime: «Sarebbe bene se il Sublime mi insegnasse il Dhamma in breve, affinché, avendo udito il Dhamma dal Sublime, io possa dimorare in solitudine: vigile, ardente e risoluto»
Il Discorso Minore sulla Vacuità
Cūḷa Suññata Sutta (MN 121)
Ho udito che in un’occasione il Sublime soggiornava presso Sāvatthī, nel Monastero Orientale, il palazzo della madre di Migāra. Allora il venerabile Ānanda, emergendo dal suo ritiro nella sera, si recò dal Sublime e, giunto al suo cospetto, dopo essersi prostrato, si sedette da un lato. Mentre era seduto lì, disse al Sublime: «In un’occasione, quando il Sublime soggiornava tra i Sakya in una città dei Sakya chiamata Nagaraka, là — al cospetto del Sublime — ho udito questo, al suo cospetto ho appreso questo: “Ora dimoro pienamente in una dimora di vacuità”. L’ho udito correttamente, l’ho appreso correttamente, vi ho posto attenzione correttamente, lo ricordo correttamente?»
Senza Scrupolo
Anottāpī Sutta (SN16:2)
Ho udito che in un’occasione il Ven. Mahā Kassapa e il Ven. Sāriputta soggiornavano nei pressi di Vārāṇasī, nel Parco dei Cervi a Isipatana. Poi il Ven. Sāriputta, uscendo dal suo ritiro nel tardo pomeriggio, si recò dal Ven. Mahā Kassapa e, all’arrivo, scambiò con lui cortesi saluti. Dopo uno scambio di saluti e convenevoli amichevoli, si sedette da un lato.
看経
KANKIN
Leggere i Sūtra
La pratica-e-la-verifica dell’[lemma slug="anuttara-samyak-sambodhi"]anuttara-samyak-saṃbodhi[/lemma] si avvale talvolta di buoni consiglieri e talvolta di rotoli di sutra. I buoni consiglieri[fn id="1"] sono i patriarchi buddhisti del proprio sé totale. I rotoli di sutra sono i sutra del proprio sé totale. Poiché il sé della totalità dei patriarchi buddhisti è il sé della totalità dei sutra, è così. Sebbene lo si possa chiamare “sé”, non è limitato da me e te; è l’occhio vivente; è il pugno vivente.
Il Sutra di Vimalakīrti: Capitolo II
I Mezzi Abili
A quel tempo nella grande città di Vaiśālī viveva un uomo ricco di nome Vimalakīrti. In passato aveva già offerto elemosine a un numero incommensurabile di Buddha, aveva piantato profondamente le radici della bontà e aveva colto la verità della non-nascita. Senza impedimenti nella sua eloquenza, capace di spaziare con poteri trascendentali, padroneggiava pienamente gli espedienti mnemonici degli insegnamenti e aveva conseguito lo stato di impavidità.
Dhammapada XII: Sé
Se tieni a te stesso,
allora proteggiti, proteggiti bene.
Il saggio veglia su se stesso
con cura,
in ciascuna delle tre veglie della notte,
nei tre stadi della vita.
Illusione e Sofferenza
La vita quotidiana è un’opportunità, un luogo in cui possiamo tornare all’unità e manifestare il tempo eterno; ma questo è un grande progetto per noi. Giorno dopo giorno dobbiamo scendere nel fango dell’illusione per manifestare il tempo eterno. L’illusione significa smarrirsi dalla purezza dell’unità e vedere gli esseri in termini di separazione. Con l’espressione di Dōgen Zenji, questo si chiama «entrare nel fango e nell’acqua».