Il nobile Bodhisattva Avalokiteshvara, praticando la profonda pratica della Perfezione della Saggezza, osservò i Cinque Aggregati e vedendo che erano vuoti di esistenza intrinseca, disse…
Dal Dizionario
bodhi
In sanscrito e pāli, “risveglio”, “illuminazione”; la conoscenza compiuta che rende possibile l’esperienza della liberazione (vimokṣa) dal ciclo delle rinascite. Si distinguono tre tipi di bodhi: quello dei buddha perfetti (samyaksaṃbodhi); quello dei pratyekabuddha, o “illuminati solitari” (pratyekabodhi); e quello degli śrāvaka, i discepoli (śrāvakabodhi). Il contenuto dell’esperienza di illuminazione è in sostanza la comprensione delle Quattro Nobili Verità (catvāry āryasatyāni): cioè la verità della sofferenza (duḥkha), la verità dell’origine della sofferenza (samudaya), la verità della cessazione della sofferenza (nirodha), e la verità del sentiero che conduce alla cessazione della sofferenza (mārga).
La bodhi è anche descritta in termini dei suoi trentasette fattori costitutivi (bodhipākṣikadharma), che vengono padroneggiati nel corso del perfezionamento della comprensione, oppure nei sette rami del risveglio (bodhyaṅga), che conducono al conseguimento delle “tre conoscenze” (trividyā): il “ricordo delle vite passate” (pūrvanivāsānusmṛti), “l’occhio divino” (divyacakṣus), che percepisce come la morte e la rinascita degli esseri avvengano secondo le loro azioni (karman), e la “conoscenza dell’estinzione delle contaminazioni” (āsravakṣaya; P. āsavakkayañāṇa).
I buddha perfetti e i buddha solitari (pratyekabuddha) ottengono l’illuminazione grazie ai propri sforzi indipendenti, poiché scoprono da sé le quattro nobili verità, senza l’aiuto di un maestro nella loro vita finale (anche se i pratyekabuddha possono aver fatto affidamento sugli insegnamenti di un buddha in vite precedenti). Di questi due tipi di buddha, i buddha perfetti sono in grado di insegnare queste verità ad altri, mentre i buddha solitari no. Gli śrāvaka, invece, non raggiungono l’illuminazione da soli, ma grazie all’esposizione agli insegnamenti dei buddha perfetti, attraverso i quali giungono alla comprensione necessaria per conseguire il risveglio.
La bodhi occupa anche un posto centrale nelle concezioni religiose del Mahāyāna. L’ideale mahāyāna del bodhisattva significa letteralmente un “essere” (sattva) intento al risveglio (bodhi), che ha destato l’aspirazione a raggiungere lo stato di buddha, ossia il “pensiero di illuminazione” (bodhicitta; bodhicittotpāda). Il Mahāyāna, soprattutto nelle sue manifestazioni dell’Asia orientale, esplora inoltre in dettaglio la prospettiva secondo cui l’illuminazione è qualcosa di innato alla mente piuttosto che acquisito, e dunque non deve essere sviluppato gradualmente, ma può essere realizzato all’improvviso.
Il Mahāyāna distingue inoltre tra l’illuminazione (bodhi) degli śrāvaka e dei pratyekabuddha e la piena illuminazione (samyaksaṃbodhi) di un buddha. Secondo i commentari indiani e tibetani ai sūtra della Prajñāpāramitā, i buddha ottengono la piena illuminazione non sotto l’albero del bodhi a Bodhgayā, ma nel cielo Akaniṣṭha, sotto forma di un saṃbhogakāya, ossia un corpo di fruizione che permane eternamente per lavorare a beneficio degli esseri senzienti. La bodhisattva che si sforza per l’illuminazione e raggiunge la buddhità sotto l’albero del bodhi è invece un nirmāṇakāya, un corpo manifestato con lo scopo di ispirare il mondo.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"