Dal Dizionario
garuḍa
Pronunce
In sanscrito e pāli, mitico “uccello dalle ali d’oro”, una delle otto classi di esseri non umani (aṣṭasenā) che spesso assistono ai sermoni di śākyamuni. Nella mitologia indiana tradizionale, il garuḍa è un uccello dalle ali dorate che personifica lo splendore del sole; come la fenice nella mitologia occidentale, funge quindi da simbolo del fuoco o della fiamma.
I garuḍa sono la cavalcatura di Viṣṇu e i nemici mortali dei nāga e dei serpenti. Sono descritti come creature di dimensioni colossali, con un’apertura alare enorme (alcuni testi parlano di fino a 330 yojana), e portano al collo una gemma che esaudisce i desideri (cintāmaṇi) o un talismano. Le loro ali sarebbero ornate di gemme meravigliose e possiedono un enorme gozzo che consente loro di digerire lentamente quantità immense di cibo.
Nell’arte buddhista i garuḍa sono talvolta raffigurati con la testa e le ali di un’aquila e il corpo umano. I racconti dei jātaka li descrivono come uccelli giganti, immensi per forza e dimensioni, capaci di spaccare l’oceano con il battito delle ali, generando un vento potentissimo noto come “vento del garuḍa”. Il saṃyuttanikāya menziona che i garuḍa dimorano nella foresta di alberi di cotone della seta, e che i loro nidi rischiano di essere schiacciati dal carro di Sakka (śakra, cioè indra) quando attraversa la foresta.
I garuḍa si nutrono esclusivamente di carne e sono nemici dei nāga, che costituiscono il loro principale alimento. Nei jātaka si dice che vivano sull’isola dei nāga di Seruma, chiamata anche semplicemente nāgadīpa. Grazie al loro vento, possono sollevare in aria nāga lunghi mille braccia, sradicando i baniani attorno ai quali i serpenti si avvolgono.
Oltre a una forza straordinaria, i garuḍa possiedono anche poteri soprannaturali: nel Sussondī Jātaka, ad esempio, usano le loro facoltà speciali per far piombare un’intera città nell’oscurità e rapire la regina Sussondī. Un tempo considerati creature iraconde, dopo essere stati convertiti dal Buddha i garuḍa divennero protettori dei suoi insegnamenti.
Sia nelle fonti buddhiste antiche sia in quelle mahāyāna, i garuḍa rendono omaggio al Buddha come membri del gruppo delle otto classi mitiche di esseri non umani: divinità (deva), nāga, demoni (yakṣa), musicisti celesti (gandharva), semidei (asura), esseri celesti metà uomo e metà cavallo (o uccello) (kiṃnara) e spiriti-serpente (mahorāga).
Nel buddhismo tantrico i garuḍa sono dharmapāla e compaiono nel parivāra (seguito) di varie divinità tantriche, sia come compagni sia come cavalcature. Esiste inoltre un gruppo noto come pañcagaruḍa (khyung rigs lnga): i garuḍa delle famiglie del Buddha, del karma, del ratna, del vajra e del padma.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"
Articoli Correlati
Nessun articolo trovato.