Dal Dizionario
nirmāṇakāya
Pronunce
In sanscrito, “corpo di emanazione” o “corpo di trasformazione”; secondo le descrizioni del mahāyāna, uno dei tre corpi (trikāya) di un buddha, insieme al dharmakāya e al saṃbhogakāya. Nei resoconti in cui si afferma che un buddha possiede due corpi, il dharmakāya costituisce un corpo e il rūpakāya l’altro, con il rūpakāya che include sia il saṃbhogakāya sia il nirmāṇakāya.
Il termine nirmāṇakāya potrebbe essere stato impiegato originariamente per descrivere i duplicati di se stesso che il Buddha è talvolta detto manifestare per istruire simultaneamente più uditori (cfr. mahāprātihārya). Nel Mahāyāna, tuttavia, il corpo di emanazione divenne l’unico corpo di un buddha ad apparire agli esseri ordinari, il che implica che il “Buddha storico” fosse in realtà una manifestazione volta a ispirare il mondo; nei dibattiti sul fatto che il Buddha provasse fame o soffrisse dolore fisico, le scuole mahāyāna, così come diverse scuole buddhiste antiche, sostennero che egli non li provasse realmente, ma che apparisse farlo per conformarsi alle convenzioni mondane.
Si dice che il nirmāṇakāya di un buddha possa apparire in qualunque forma, comprese divinità, esseri umani, animali e oggetti inanimati; alcuni testi suggeriscono persino che un buddha possa apparire come un ponte o come una brezza rinfrescante. La forma del nirmāṇakāya apparsa in India come Śākyamuni è chiamata “corpo di emanazione suprema” (uttamanirmāṇakāya). Tutti questi nirmāṇakāya sono detti compiere dodici atti, dall’attesa nel cielo di tuṣita per l’ultima rinascita fino all’ingresso nel parinirvāṇa.
Un altro tipo di nirmāṇakāya è il janmanirmāṇakāya, il “corpo di emanazione di nascita” o “creato”, che è la forma assunta da un buddha quando appare come divinità, essere umano o animale per beneficiare gli esseri senzienti, o come oggetto inanimato benefico, come un ponte. Un terzo tipo è lo śilpanirmāṇakāya, il “corpo di emanazione artigianale”, in cui un buddha appare nel mondo come artigiano o come opera d’arte. Il termine sanscrito nirmāṇakāya è tradotto in tibetano come sprul sku, reso in inglese come tulku.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"
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