Dal Dizionario

pṛthagjana

In sanscrito, “essere ordinario” o “persona comune”; gli esseri senzienti che sono ancora vincolati dai dieci vincoli (saṃyojana) e che quindi non hanno ancora raggiunto il sentiero di una persona nobile (āryamārga) — cioè non sono ancora diventati un entrante-nella-corrente (srotaāpanna) né hanno realizzato il sentiero della visione (darśanamārga). L’essere ordinario è spesso paragonato (in senso sfavorevole) alla persona nobile (ārya) nei testi buddhisti. Si dice, per esempio, che le quattro nobili verità (catvāry āryasatyāni) siano chiamate “nobili” perché sono vere per le persone nobili, non per gli esseri ordinari. Altrove si afferma che la sofferenza (duḥkha) associata alla stessa condizionalità (saṃskāraduḥkhatā) è come un fiocco di lana nel palmo della mano per una persona ordinaria, nel senso che passa facilmente inosservato; per la persona nobile, invece, è come un fiocco di lana nell’occhio: è del tutto impossibile non notarlo, e si fa immediatamente ogni sforzo per rimuoverlo.

"The Princeton Dictionary of Buddhism"

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