Dal Dizionario
ārya
Pronunce
In sanscrito, “nobile” o “superiore”. Termine adottato dai buddhisti dalla cultura indiana precedente per riferirsi ai santi e usato in senso tecnico per indicare una persona che ha percepito direttamente la realtà ed è divenuta un “nobile”. Nella struttura quaternaria dei sentieri delle scuole principali, un ārya è una persona che ha raggiunto almeno il primo livello di santità, quello dell’entrante-nella-corrente (srotaāpanna), o superiore. Nel sistema dei cinque sentieri, un ārya è colui che ha raggiunto almeno il sentiero della visione (darśanamārga), o superiore.
Le scuole sarvāstivāda (per esempio l’abhidharmakośabhāṣya) e theravāda (per esempio il visuddhimagga) del buddhismo antico riconoscono entrambe sette tipi di nobili (ārya, pāli ariya). Nel visuddhimagga, essi sono elencati in ordine di superiorità intellettuale come segue: (1) seguace della fede (pāli saddhānusāri; sanscrito śraddhānusārin); (2) seguace del dharma (pāli dhammānusāri; sanscrito dharmānusārin); (3) liberato mediante la fede (pāli saddhāvimutta; sanscrito śraddhāvimukta); (4) colui che ha stabilito la retta visione (pāli diṭṭhippatta; sanscrito dṛṣṭiprāpta), sviluppando sia fede sia conoscenza; (5) colui che ha la testimonianza corporea (pāli kāyasakkhi; sanscrito kāyasākṣin), cioè attraverso la sospensione temporanea della mente nell’equilibrio dell’ottenimento della cessazione (nirodhasamāpatti); (6) liberato mediante la saggezza (pāli paññāvimutta; sanscrito prajñāvimukta), liberandosi tramite l’analisi; e (7) liberato in entrambi i modi (pāli ubhatobhāgavimutta; sanscrito ubhayatobhāgavimukta), liberandosi sia tramite l’assorbimento meditativo (dhyāna) sia tramite la saggezza (prajñā).
Nell’abhidharmakośabhāṣya, i sette tipi di esseri ārya sono presentati in modo leggermente diverso, insieme all’elenco degli otto nobili individui (āryapudgala) basato su coloro che sono candidati (pratipannika) e su coloro che hanno raggiunto il frutto (phalastha) dell’entrata-nella-corrente (srotaāpanna), del ritornante-una-sola-volta (sakṛdāgāmin), del non-ritornante (anāgāmin) e dell’arhat; questi sono ulteriormente ampliati in una lista di venti membri del saṅgha ārya (viṃśatiprabhidasaṃgha) e, nelle spiegazioni mahāyāna, in quarantotto o più āryabodhisattva.
Il carattere cinese sheng, usato per rendere questo termine nell’Asia orientale, ha una lunga storia indigena e diversi significati locali; si veda, per esempio, l’equivalente vernacolare giapponese hijiri. Ārya è anche il nome di una delle due tradizioni esoteriche indiane del guhyasamājatantra, che prende il nome da Ārya Nāgārjuna, autore del pañcakrama.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"
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