Meglio che vi siano migliaia di parole prive di senso è una sola parola significativa che, udita, porta pace.
Dal Dizionario
pūjā
Pronunce
In sanscrito, letteralmente “adorazione” e “offerta”; qualsiasi “rito” in cui vengono fatte offerte, oppure le offerte stesse. Questi rituali di offerta comportano una serie di liturgie standard, tra cui quelle in tre parti (triskandhaka) e in sette parti (saptangavidhi).
Nel mahayana, molte pūjā sembrano derivare da una semplice liturgia in tre parti, che appariva in due forme. Una forma consisteva in: (1) confessione delle trasgressioni (papadesana), (2) ammirazione delle virtù altrui (anumodana), e (3) dedicazione del merito (parinamana). L’altra consisteva in: (1) confessione delle trasgressioni, (2) ammirazione delle virtù altrui, e (3) richiesta ai buddha di mettere in moto la ruota del dharma (dharmacakrapravartana).
Questo rituale tripartito fu infine ampliato fino a includere sette sezioni: omaggio, offerta, confessione, ammirazione, supplica ai buddha e ai bodhisattva di insegnare il dharma, richiesta di non entrare nel parinirvana, e dedicazione di qualsiasi merito accumulato mediante il rituale precedente all’illuminazione di tutti gli esseri senzienti.
Questa liturgia settemplice, presentata in modo particolarmente celebre nelle prime dodici stanze del bhadracaripranidhana (“Voto delle Azioni di samantabhadra“), sezione conclusiva del gandavyuha nell’avatamsakasutra, divenne parte standard di molte pratiche mahayana, spesso come proemio a una sessione di meditazione. Questa liturgia in sette parti divenne anche un elemento comune delle pūjā tantriche.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"