Sii sollecito nel fare ciò che è ammirevole. Trattieni la mente da ciò che è male. Quando sei lento nel creare merito, il male compiace la mente.
Dal Dizionario
vipāka
Pronunce
In sanscrito e pāli, letteralmente “maturazione”, dunque “fruizione”, “risultato” o “compimento”; si riferisce specificamente alla “maturazione” delle azioni passate (karman). Il vipāka indica qualunque fenomeno mentale che sorga come risultato di un’azione volitiva moralmente salutare o non salutare compiuta tramite corpo, parola o mente, sia in questa sia in precedenti esistenze. Le fruizioni possono distinguersi tra quelle che si manifestano nella stessa vita in cui l’azione è compiuta, quelle che maturano nella vita immediatamente successiva e quelle che maturano due o più vite dopo. Benché la fruizione sia effetto di un atto salutare o non salutare, il vipāka in sé è sempre moralmente neutro e si manifesta come qualcosa di piacevole o doloroso, di natura fisica o mentale. Il vipāka è un sottoinsieme del termine correlato “fruizione” (phala); nel contesto della causalità morale, la maturazione delle cause morali è chiamata vipākaphala, uno dei cinque tipi di effetti o fruizioni (phala) descritti nella scuola vaibhāṣika dell’sarvāstivāda abhidharma; in tale contesto, il vipākaphala è limitato a effetti, come il corpo e simili, che durano dal primo all’ultimo momento di una vita. Nel mahāyāna in generale, il termine compare anche (insieme ad altre forme della radice verbale √pac, “cuocere”) nel senso di “maturazione”, per indicare il potere dei buddha e dei bodhisattva di “maturare” gli esseri nel loro progresso lungo il sentiero (mārga).
"The Princeton Dictionary of Buddhism"