Dal Dizionario

apatrāpya

In sanscrito, “modestia” o “timore del biasimo”: uno dei concomitanti mentali fondamentali che si presume accompagnino tutte le azioni salutari (kuśala), ed è pertanto elencato come sesto dei dieci “fattori salutari di ampia estensione” (kuśalamahābhūmika) nell’abhidharma sarvāstivāda e come uno dei venticinque concomitanti mentali salutari (P. kusala) (cetasika) nell’abhidhamma pāli. Designa il timore del biasimo o della condanna che impedisce di compiere atti non virtuosi. Il termine “modestia” è spesso associato a “vergogna” o “decenza” (hrī): hrī indica il senso di vergogna o i morsi della coscienza morale che si prova in prima persona di fronte alla prospettiva di compiere un atto immorale, mentre apatrāpya indica il timore di essere biasimati o messi in imbarazzo dagli altri per tali atti. Questa duplice dimensione di “vergogna e biasimo” era considerata fondamentale per il progresso nella moralità (śīla).

"The Princeton Dictionary of Buddhism"

Articoli Correlati

Senza Scrupolo

Anottāpī Sutta

Ho udito che in un’occasione il Ven. Mahā Kassapa e il Ven. Sāriputta soggiornavano nei pressi di Vārāṇasī, nel Parco dei Cervi a Isipatana. Poi il Ven. Sāriputta, uscendo dal suo ritiro nel tardo pomeriggio, si recò dal Ven. Mahā Kassapa e, all’arrivo, scambiò con lui cortesi saluti. Dopo uno scambio di saluti e convenevoli amichevoli, si sedette da un lato.

Itivuttaka 34

Questo fu detto dal Beato, detto dall’Arahant, così ho udito: «Monaci, una persona priva di ardore, priva di scrupolo, è incapace del risveglio da sé, incapace del nibbāna, incapace di raggiungere la suprema salvezza dal giogo. Una persona ardente e scrupolosa è capace del risveglio da sé, capace del nibbāna, capace di raggiungere la suprema salvezza dal giogo.»