Dal Dizionario

daśabala

In sanscrito, letteralmente “dieci poteri”; designa dieci capacità possedute da un buddha, che gli conferiscono i seguenti tipi di conoscenza: (1) conoscenza di ciò che è possibile e impossibile in qualsiasi situazione; (2) della maturazione delle azioni (vipāka); (3) delle facoltà superiori e inferiori degli altri esseri; (4) delle loro tendenze; (5) dei molteplici costituenti del mondo; (6) dei sentieri che conducono ai vari regni dell’esistenza; (7) dell’origine della purezza e dell’impurità; (8) delle contemplazioni, degli stati meditativi (samādhi), delle tre liberazioni e degli assorbimenti (dhyāna); (9) delle morti e delle rinascite; (10) dell’esaurimento di tutte le contaminazioni (āsrava).

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Il Buddha disse allora al bodhisattva Maitreya: «Devi andare a far visita a Vimalakīrti e informarti della sua malattia.»

Ma Maitreya rispose al Buddha: «Onorato dal Mondo, non sono in grado di fargli visita e informarmi della sua malattia. Perché? Perché ricordo come una volta in passato […]

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A quel tempo nella grande città di Vaiśālī viveva un uomo ricco di nome Vimalakīrti. In passato aveva già offerto elemosine a un numero incommensurabile di Buddha, aveva piantato profondamente le radici della bontà e aveva colto la verità della non-nascita. Senza impedimenti nella sua eloquenza, capace di spaziare con poteri trascendentali, padroneggiava pienamente gli espedienti mnemonici degli insegnamenti e aveva conseguito lo stato di impavidità.

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Ecco ciò che ho udito:

Una volta, il Buddha si trovava nei Giardini di Āmra nella città di Vaiśālī, accompagnato da una moltitudine di monaci eminenti in numero di ottomila. Vi erano anche trentaduemila bodhisattva, tutti noti all’assemblea, persone che avevano compiuto tutte le pratiche fondamentali della grande saggezza. Sostenuti dalla potenza e dai poteri soprannaturali dei Buddha, accettavano e sostenevano la corretta Legge per custodire la cittadella del Dharma. Sapevano come ruggire il ruggito del leone, e la loro fama risuonava nelle dieci direzioni. Senza attendere che gli venisse chiesto, stringevano amicizia con gli altri e portavano loro conforto. Garantivano la continuità e la prosperità dei Tre Tesori, assicurandosi che questi non venissero mai meno. Conquistavano e soggiogavano la malevolenza dei demoni e mettevano un freno alle dottrine non buddhiste.