Dal Dizionario

dharma

In sanscrito, “fattore” o “elemento”; termine polisemico di ampia portata nel buddhismo e quindi notoriamente difficile da tradurre, come riconoscono già le fonti tradizionali: nella letteratura se ne registrano fino a dieci accezioni. Il termine dharma deriva dalla radice sanscrita √dhṛ, “sostenere”, “mantenere”. Nella letteratura vedica dharma indica spesso il sacrificio che mantiene l’ordine del cosmo. I re in India lo usarono per le politiche dei loro regni. Nell’induismo esiste un importante genere di testi, i dharmaśāstra, “trattati sul dharma“, che definiscono l’ordine sociale e i doveri dei suoi membri, in relazione a casta, genere e stadio di vita. Sulla base di questa accezione, molti primi traduttori europei resero dharma con “legge”, lo stesso senso espresso dalla traduzione cinese fa (“legge”).

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Vista

Con Mahānāma

Mahānāma Sutta (AN 6:10)

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In un’occasione il Buddha soggiornava nella terra dei Sakya, presso Kapilavatthu, nel Monastero del Banyan. Allora Mahānāma il Sakya si recò dal Buddha, si inchinò, si sedette da un lato e gli disse:

«Signore, quando un nobile discepolo ha raggiunto il frutto e compreso le istruzioni, che tipo di meditazione pratica abitualmente?»

Origine

Samudaya Sutta

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Samudaya Sutta

Così ho udito: In una certa occasione il Beato dimorava presso Sāvatthī, nel Bosco di Jeta, nel monastero di Anāthapiṇḍika. Là si rivolse ai monaci: «Monaci!»

«Sì, venerabile signore», risposero i monaci.

Il Beato disse: «Vi insegnerò e analizzerò l’origine e la cessazione dei quattro fondamenti della consapevolezza. Ascoltate e prestate attenta attenzione. Ora parlerò.»