Dal Dizionario
jāti
Pronunce
In sanscrito e pāli, “nascita”, “origine”. La nascita è una delle forme della sofferenza (duḥkha) inerente al regno condizionato dell’esistenza ed è l’undicesimo dei dodici anelli della catena dell’origine dipendente (pratītyasamutpāda).
Si dice che il futuro Buddha abbia abbandonato la vita domestica per cercare uno stato al di là di nascita, vecchiaia, malattia e morte. Nel sistema sarvāstivāda dell’abhidharma, l’origine è trattata come una “forza condizionata dissociata dal pensiero” (cittaviprayuktasaṃskāra), che funziona come una delle quattro caratteristiche dei fenomeni condizionati (saṃskṛtalakṣaṇa) associate a tutti gli oggetti condizionati.
Poiché l’ontologia della scuola Sarvāstivāda — come indica il nome stesso — sosteneva che “tutto esiste” nei tre tempi (trikāla) di passato, presente e futuro, era necessario postulare un meccanismo capace di spiegare il cambiamento apparente dei fenomeni condizionati nel tempo. Per questo motivo, insieme alle altre tre caratteristiche di permanenza (sthiti), senescenza (jarā) e cessazione (anityatā, ossia morte), l’origine fu concepita come una “forza condizionata dissociata dal pensiero”, che prepara un oggetto a essere prodotto e lo trae dal futuro nel presente.
La definizione stessa di fenomeno condizionato è che esso sia soggetto a queste caratteristiche, incluso il processo di produzione; ciò è ciò che lo distingue ultimamente dall’incondizionato (asaṃskṛta), vale a dire nirvāṇa.
In contesti meno tecnici, a partire dal primo sermone del Buddha (cfr. Dhammacakkappavattanasutta), jāti compare in diverse liste delle sofferenze del saṃsāra, e numerosi testi descrivono diffusamente il dolore sperimentato nel grembo materno e durante il parto.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"
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