Dal Dizionario

kamma

In pāli, “azione intenzionale”. È un atto originato dall’intenzione mentale (cetanā) che si manifesta attraverso corpo, parola e pensiero. Tale volizione orienta la mente verso fini virtuosi (kuśala), non virtuosi (akuśala) o indeterminati (avyākṛta).

Ogni azione così generata dà origine a un frutto o risultato (vipāka) che, giunto a maturazione, si manifesta come felicità – nel caso di azioni virtuose – o sofferenza – nel caso di azioni non virtuose – in questa o in altre esistenze.

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Sebbene i , come i Buddhisti, insegnino una dottrina delle conseguenze morali delle azioni, gli insegnamenti delle due tradizioni differiscono per molti dettagli importanti. Questo discorso mette in luce due dei punti principali in cui l’insegnamento buddhista si distingue: la sua comprensione della complessità del processo kammico, e l’applicazione di tale comprensione alla psicologia dell’insegnamento. […]

Dhammapada X: Il Bastone


Tutti

tremano al bastone,

tutti

temono la morte.

Traendo il paragone con

te stesso,

né uccidere né indurre altri a uccidere.

Tutti

tremano al bastone,

tutti

tengono cara la propria vita.

Traendo il paragone con

te stesso,

né uccidere né indurre altri a uccidere.

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Qual è la differenza tra subconscio e inconscio?

Nel Buddhismo vi sono sei forme di coscienza: alaya, manas[fn id="1"], e così via. La coscienza manas corrisponde più o meno all’inconscio collettivo di Jung. Ma Jung non praticava zazen, perciò non conosceva la coscienza hishiryo. Dalla sua esperienza personale conosceva soltanto la coscienza del cervello anteriore e forse qualcosa del cervello primitivo, perciò non fu in grado di andare molto lontano. Non era capace di praticare una vera meditazione e poteva studiare gli altri tipi solo come oggetti. E alla fine tutto si trasformò in null’altro che pensieri.