Dal Dizionario

kṣānti

In sanscrito, “pazienza”, “fermezza” o “resistenza”; alt. “tolleranza”, “accettazione” o “ricettività”. La kṣānti è la terza delle sei (o dieci) perfezioni (pāramitā) da padroneggiare sul sentiero del bodhisattva; costituisce inoltre la terza degli “ausiliari alla penetrazione” (nirvedhabhāgīya), che vengono sviluppati durante il “sentiero della preparazione” (prayogamārga) e segnano la transizione dalla sfera mondana della coltivazione (laukikabhāvanāmārga) alla visione sopramondana (darśana) delle quattro nobili verità (catvāry āryasatyāni). Il termine ha diverse accezioni distinte nella letteratura buddhista. Il termine si riferisce spesso a vari aspetti della pazienza e della resistenza manifestate dal bodhisattva nel corso della sua carriera: ad esempio, la sua capacità di sopportare ogni genere di abuso da parte degli esseri senzienti; di sopportare ogni genere di difficoltà lungo il sentiero verso la buddhità senza mai perdere il suo impegno a liberare tutti gli esseri dal saṃsāra; e di non essere sopraffatto dalla natura profonda della realtà, ma di essere invece ricettivo o acquiescente nei suoi confronti. Quest’ultima accezione di kṣānti si trova anche, ad esempio, nella “ricettività al fatto della sofferenza” (duḥkhe dharmajñānakṣānti; cfr. dharmakṣānti), il primo dei sedici momenti di realizzazione delle quattro nobili verità, in cui il praticante realizza la realtà dell’impermanenza, della sofferenza, del vuoto e del non-sé, superando così ogni dubbio sulla verità della sofferenza; questa accettazione segna l’inizio del darśanamārga e l’ingresso nella santità (ārya). La kṣānti come terzo degli ausiliari alla penetrazione (nirvedhabhāgīya) si distingue dal quarto, i dharma mondani supremi (laukikāgradharma), soltanto per il grado in cui la validità delle quattro nobili verità è compresa: questa comprensione è ancora alquanto superficiale allo stadio della kṣānti, ma è pienamente formata con il laukikāgradharma.

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Ecco ciò che ho udito:

Una volta, il Buddha si trovava nei Giardini di Āmra nella città di Vaiśālī, accompagnato da una moltitudine di monaci eminenti in numero di ottomila. Vi erano anche trentaduemila bodhisattva, tutti noti all’assemblea, persone che avevano compiuto tutte le pratiche fondamentali della grande saggezza. Sostenuti dalla potenza e dai poteri soprannaturali dei Buddha, accettavano e sostenevano la corretta Legge per custodire la cittadella del Dharma. Sapevano come ruggire il ruggito del leone, e la loro fama risuonava nelle dieci direzioni. Senza attendere che gli venisse chiesto, stringevano amicizia con gli altri e portavano loro conforto. Garantivano la continuità e la prosperità dei Tre Tesori, assicurandosi che questi non venissero mai meno. Conquistavano e soggiogavano la malevolenza dei demoni e mettevano un freno alle dottrine non buddhiste.