Dal Dizionario
pratyekabuddha
Pronunce
In sanscrito, “colui che è illuminato individualmente” o “buddha solitario”; un arhat che consegue l’illuminazione tramite i propri sforzi, senza ricevere istruzione da un buddha nella sua ultima esistenza. A differenza dei “buddha perfettamente illuminati” (samyaksambuddha), il pratyekabuddha si astiene dall’insegnare agli altri la propria esperienza perché non ha sviluppato lo stesso grado di grande compassione (mahākaruṇā) che motiva i samyaksambuddha. Anche se non insegna direttamente, può comunque guidare tramite l’esempio o mediante gesti.
I pratyekabuddha si distinguono anche da coloro che raggiungono lo stato di arhat attraverso il sentiero dello śrāvaka (“discepolo”), poiché gli śrāvaka non sono in grado di conseguire l’illuminazione autonomamente e devono essere istruiti nei principi del buddhismo per avere successo nella pratica. Il pratyekabuddha si distingue inoltre dallo śrāvaka per la durata del suo percorso: il cammino del pratyekabuddha è più lungo, perché egli deve accumulare la quantità necessaria di merito (puṇya) per poter ottenere la liberazione senza fare affidamento su un maestro nella sua ultima esistenza.
Si dice che il pratyekabuddha consegua la liberazione attraverso la contemplazione del principio dell’origine dipendente (pratītyasamutpāda), il che spiega la traduzione cinese yuanjue (“risveglio attraverso la condizionalità”). Nella letteratura si enumerano comunemente due tipi di pratyekabuddha: coloro che vagano solitari “come il rinoceronte” (khaḍgaviṣāṇakalpa) e i “congregatori” (vargacārin).
Secondo il mahāyāna, il sentiero del pratyekabuddha, insieme a quello dello śrāvaka, costituisce l’hīnayāna, o “veicolo minore”; queste due categorie sono spesso chiamate anche “i due veicoli” (cinese er sheng) e i loro seguaci “aderenti ai due veicoli”. Questi due veicoli minori si contrappongono al terzo e più elevato veicolo, il bodhisattvayāna.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"
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