Ho udito che in un’occasione il Beato dimorava presso Vesālī, nella Sala dal Tetto a Punta, nella Grande Foresta. Ora, a quel tempo, un gran numero di monaci aveva dichiarato la gnosi finale alla presenza del Beato: «Discerniamo che “La nascita è finita, la vita santa è compiuta, il compito è concluso. Non vi è nulla di ulteriore per il bene di questo mondo.”»
Dal Dizionario
Sunakṣatra
Pronunce
Nome proprio sanscrito dell’uomo che, secondo alcune fonti, era il fratellastro del Buddha e il suo assistente personale prima che tale incarico fosse ricoperto da Ānanda. Nonostante il legame personale con il Buddha e la sua vasta conoscenza dei suoi insegnamenti, Sunakṣatra non nutriva alcun rispetto per lui, affermando che nei suoi ventiquattro anni di servizio non aveva notato alcuna differenza tra il Buddha e se stesso, a parte il fatto che il Buddha possedeva un’aura di sei piedi. Una settimana dopo aver rinunciato al suo incarico, morì e rinacque come preta. La sua vicenda viene spesso narrata come un monito contro il disprezzo verso il proprio maestro.
Egli compare in diversi sutta pāli, sia prima sia dopo aver lasciato l’ordine, sopravvivendo più di sette giorni dopo aver disprezzato il Buddha. In quei testi viene descritto come un principe Licchavi di Vesālī (S. vaiśālī), che servì come assistente personale del Buddha per poi lasciare l’ordine e diventare discepolo dell’asceta nudo Korakkhattiya, l’”uomo cane”, che camminava a quattro zampe, abbaiava come un cane e mangiava come un cane senza usare le mani. Sunakṣatra (P. Sunakkhatta) disprezzò il Buddha, sostenendo che il dharma non poneva fine alla sofferenza, e lo criticò per non aver compiuto miracoli né mostrato l’origine delle cose. Il Buddha lo avvertì che Korakkhattiya sarebbe morto entro sette giorni e sarebbe rinato come asura, il che in effetti avvenne. Sunakṣatra divenne quindi discepolo di un altro asceta nudo, che morì a sua volta secondo la predizione del Buddha. Nel mahāparinirvāṇasūtra, Sunakṣatra è descritto come un monaco che raggiunse i quattro livelli di dhyāna ma che, in seguito, sotto l’influenza di altri maestri, perse la fede nel Buddha.