Dal Dizionario
Vipaśyin
Pronunce
In sanscrito, nome proprio del sesto dei sette buddha dell’antichità (saptatathāgata), che precedono direttamente Śākyamuni; Vipaśyin è anche elencato come il diciannovesimo dei venticinque buddha menzionati nel Buddhavaṃsa.
Nella tradizione pāli, la sua storia è narrata per la prima volta nel Mahāpadānasutta del Dīghanikāya. Qui si dice che il padre di Vipassī fosse Bandhumā e la madre Bandhumatī. Nacque nel parco di Khema e apparteneva al clan dei Kondañña. Ai suoi tempi la durata della vita umana era di ottantamila anni. Visse da capofamiglia per ottomila anni e possedeva tre palazzi, di nome Nanda, Sunanda e Sirmā, uno per ciascuna delle tre stagioni. Sua moglie si chiamava Sutanā e ebbe un figlio di nome Samavattakkhandha. Quando rinunciò al mondo, lasciò la casa su un cocchio e in seguito praticò austerità per otto mesi. Come tutti i bodhisattva, Vipassī abbandonò le austerità come infruttuose quando comprese che non conducevano all’illuminazione. Raggiunse lo stato di buddha sotto un albero pāṭali (S. pātali). Nella descrizione del suo risveglio viene mostrato mentre contempla la pratītyasamutpāda, ma in una catena di dieci anziché dei dodici anelli standard. Pronunciò il suo primo sermone nel Parco dei Cervi di Khema a suo fratello Khandha e a Tissa, figlio del sacerdote della sua famiglia: i due divennero i suoi principali discepoli monaci. Le sue principali discepole monache furono Candā e Candamittā, e il suo attendente si chiamava Asoka. I suoi principali discepoli laici furono Punnabbasummitta e Nāga, e le principali discepole laiche Sirimā e Uttarā. Morì all’età di ottantamila anni nel Sumittārāma e sulle sue reliquie fu eretto un reliquiario (stūpa) alto sette leghe. Il bodhisattva che sarebbe diventato il buddha Gautama era allora un re nāga di nome Atula.
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