Dal Dizionario

aṣṭavimokṣa

In sanscrito, “otto liberazioni”; indica una pratica meditativa sistematica per coltivare il distacco e, in ultima istanza, la liberazione. Le otto tappe corrispondono all’attenuazione progressiva della coscienza che accompagna la coltivazione di stati di assorbimento meditativo (dhyāna) sempre più profondi. Nei primi quattro dhyāna del regno della materialità sottile (rūpāvacaradhyāna), le prime tre tappe comportano: (1) la percezione della materialità (rūpa) in quel piano di materialità sottile (S. rūpasaṃjñin, P. rūpasaññī); (2) la percezione di forme esterne pur non percependo la propria forma (S. arūpasaṃjñin, P. arūpasaññī); e (3) lo sviluppo della fiducia attraverso la contemplazione del bello (S. śubha, P. subha). Le cinque tappe successive trascendono il regno della materialità sottile per comprendere i quattro dhyāna immateriali (ārūpyāvacaradhyāna) e oltre: (4) trascendendo il piano materiale con l’idea dello “spazio illimitato”, si raggiunge il piano dello spazio illimitato (ākāśānantyāyatana); (5) trascendendo il piano dello spazio illimitato con l’idea della “coscienza illimitata”, si raggiunge il piano della coscienza illimitata (vijñānānantyāyatana); (6) trascendendo il piano della coscienza illimitata con l’idea che “non vi è nulla”, si raggiunge il piano del nulla (ākiñcanyāyatana); (7) trascendendo il piano del nulla, si raggiunge il piano in cui non vi è né percezione né non-percezione (naivasaṃjñānāsaṃjñāyatana); e (8) trascendendo il piano in cui non vi è né percezione né non-percezione, si raggiunge la cessazione di ogni percezione e sensazione (saṃjñāvedayitanirodha).

"The Princeton Dictionary of Buddhism"

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