Ho udito che in un’occasione il Sublime soggiornava presso Sāvatthī, nel Monastero Orientale, il palazzo della madre di Migāra. Allora il venerabile Ānanda, emergendo dal suo ritiro nella sera, si recò dal Sublime e, giunto al suo cospetto, dopo essersi prostrato, si sedette da un lato. Mentre era seduto lì, disse al Sublime: «In un’occasione, quando il Sublime soggiornava tra i Sakya in una città dei Sakya chiamata Nagaraka, là — al cospetto del Sublime — ho udito questo, al suo cospetto ho appreso questo: “Ora dimoro pienamente in una dimora di vacuità”. L’ho udito correttamente, l’ho appreso correttamente, vi ho posto attenzione correttamente, lo ricordo correttamente?»
Dal Dizionario
vimokṣa
Pronunce
In sanscrito, “liberazione” o “emancipazione”; lo stato di libertà dalla rinascita, raggiunto attraverso i sentieri (mārga) dello śrāvaka, del pratyekabuddha o del bodhisattva.
Nella letteratura buddhista comune, questa liberazione si dice essere di tre tipi, corrispondenti alle tre “porte alla liberazione” (vimokṣamukha): (1) la vacuità (śūnyatā), (2) l’assenza di segni (ānimitta) e (3) l’assenza di aspirazione (apraṇihita). Un altro insieme di otto gradi di liberazione (vimokṣa) è associato al raggiungimento dell’assorbimento meditativo (dhyāna). Nelle fonti pāli, questi gradi si riferiscono a otto livelli nell’estensione della coscienza che accompagnano la coltivazione di stati sempre più avanzati di dhyāna (P. jhāna). Gli otto gradi sono: (1) la percezione della forma materiale (rūpa) pur rimanendo nel regno della materialità sottile; (2) la percezione di forme materiali esterne senza percepire la propria forma; (3) lo sviluppo della fiducia attraverso la contemplazione del bello; (4) il superamento del piano materiale con l’idea di “spazio illimitato”, per cui si raggiunge il piano dello spazio illimitato (ākāśānantyāyatana), il primo livello del regno immateriale; (5) il superamento del piano dello spazio illimitato con l’idea di “coscienza illimitata”, per cui si raggiunge il piano della coscienza illimitata (vijñānānantyāyatana); (6) il superamento del piano della coscienza illimitata con l’idea che “non c’è nulla”, per cui si raggiunge il piano della non-esistenza (ākiñcanyāyatana); (7) il superamento del piano della non-esistenza, per cui si raggiunge il piano di né percezione né non-percezione (naivasaṃjñānāsaṃjñāyatana); e (8) il superamento del piano di né percezione né non-percezione, per cui si raggiunge la cessazione della coscienza (cioè nirodhasamāpatti). Nell’abhidharma mahāyāna si dice che i primi due gradi permettono ai bodhisattva di manifestare forme diverse per il bene degli altri, il terzo controlla il loro atteggiamento verso quelle forme (vedendo che bellezza e bruttezza sono relative), e i restanti cinque permettono loro di vivere con agio per aiutare gli altri.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"