Dal Dizionario
bhūtakoṭi
Pronunce
In sanscrito, letteralmente “fine”, “limite” o forse “orlo” o “apice” (koṭi) della “realtà” (bhūta); la “esperienza di picco” o lo “stato ultimo” che viene realizzato nell’esperienza dell’assoluto (paramārtha). Si dice che sia i buddha sia gli arhat dimorino nel bhūtakoṭi, che in questo contesto è sinonimo di verità assoluta (paramārthasatya). Il Dazhidulun (Mahāprajñāpāramitāśāstra) glossa il termine come segue: “Nel termine bhūtakoṭi, ‘reale’ (bhūta) si riferisce alla dharmatā; poiché essa è realizzata, è chiamata ‘fine’ (koṭi).” Mentre dharmatā come “natura della realtà” è usata in modo intercambiabile con “le cose così come sono” (tathatā, yathābhūta) per riferirsi alla natura della realtà stessa, bhūtakoṭi appare insieme a nirvāṇa per implicare la “esperienza di picco” o lo “stato ultimo” che viene raggiunto nella realizzazione di quella natura della realtà. Anche la tradizione di commentari dell’Abhisamayālaṃkāra descrive il bhūtakoṭi come un limite che i bodhisattva devono oltrepassare. In questi contesti bhūtakoṭi equivale al nirvāṇa parziale dell’arhat, nel quale i bodhisattva devono evitare di cadere, ed è quindi l’estremo della quiete. I bodhisattva oltrepassano definitivamente quel “limite della realtà” quando raggiungono lo stato della piena illuminazione.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"
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