Dal Dizionario
Buddhaghosa
Pronunce
(attivo ca. 370–450 d.C.). Il più eminente commentatore pāli, che tradusse in pāli i commentari singalesi al canone pāli e compose il visuddhimagga (“Sentiero della purificazione”), esposizione sistematica fondamentale della dottrina theravāda. Esistono diverse tradizioni discordanti sulle origini di Buddhaghosa, nessuna delle quali è attestata prima del XIII secolo. I Mon della Bassa Birmania lo rivendicano come loro conterraneo; il racconto più noto, conservato nel cūḷavaṃsa (cap. 37), lo descrive invece come un brāhmaṇa indiano cresciuto nei pressi del tempio di mahābodhi nell’India settentrionale. Secondo questa versione, suo padre era un purohita (sacerdote brāhmaṇa) al servizio del re Saṅgāma, mentre egli stesso divenne presto esperto dei Veda e delle scienze brahmaniche. Sconfitto in un dibattito da un monaco buddhista di nome Revata, entrò nella saṃgha per approfondire gli insegnamenti del Buddha. Ricevette il nome monastico Buddhaghosa, “Voce del Buddha”, per la sua voce sonora e le notevoli capacità retoriche.
Avendo scelto Revata come maestro, iniziò a redigere commentari già durante il periodo di formazione; a questa fase risalgono opere come il Ñāṇodaya e l’aṭṭhasālinī. Per approfondire la propria comprensione (o, secondo alcune versioni, come ammonimento per il suo orgoglio intellettuale), fu inviato nello Sri Lanka a studiare i commentari singalesi al canone buddhista pāli (pāli tipiṭaka; sanscrito tripiṭaka). Tali commentari, portati nello Sri Lanka nel III secolo a.C., erano stati tradotti dal pāli al singalese e conservati nel monastero del mahāvihāra nella capitale anurādhapura. Qui Buddhaghosa studiò sotto la guida del monaco erudito Saṅghapāla.
Conclusi gli studi, compose il grande compendio degli insegnamenti theravāda, il Visuddhimagga, che riassume il contenuto del tipiṭaka secondo la triplice articolazione di moralità (sīla; sanscrito śīla), concentrazione meditativa (samādhi) e saggezza (paññā; sanscrito prajñā). Colpiti dalla sua competenza, gli anziani del Mahāvihāra gli consentirono di tradurre nuovamente in pāli i commentari singalesi, rendendo il pāli la lingua veicolare dell’esegesi theravāda.
A Buddhaghosa sono attribuiti i commentari al vinaya, tra cui l’samantapāsādikā e il Kaṅkhāvitaraṇī; i commentari al suttapiṭaka, come la sumaṅgalavilāsinī, la papañcasūdanī, la sāratthappakāsinī e la manorathapūraṇī; nonché la paramatthajotikā (commentario al khuddakapāṭha e al suttanipāta). Ai commentari dell’abhidhammapiṭaka (cfr. abhidharma) sono associati la sammohavinodanī, la pañcappakaraṇaṭṭhakathā e l’Aṭṭhasālinī. Tra queste opere, Buddhaghosa è con certezza autore del Visuddhimagga e traduttore dei commentari ai quattro nikāya; le restanti attribuzioni sono probabilmente posteriori. In ogni caso, il corpus a lui associato esercitò un’influenza profonda su tutta la successiva storia della scolastica buddhista nelle tradizioni theravāda dello Sri Lanka e del Sud-Est asiatico.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"
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