Sii sollecito nel fare ciò che è ammirevole. Trattieni la mente da ciò che è male. Quando sei lento nel creare merito, il male compiace la mente.
Dal Dizionario
maraṇa
Pronunce
In sanscrito e pāli, “morte”. Nel linguaggio ordinario, la morte indica la cessazione dei segni vitali di un essere vivente, segnando la fine di una singola esistenza. Questo fatto era apparentemente ignoto al principe siddhārtha, cosicché l’osservazione di un cadavere durante un’escursione fuori dal palazzo costituì uno dei quattro segni o visioni (caturnimitta) che lo indussero a rinunciare al mondo e a cercare uno stato oltre la morte. La morte è un tema ricorrente in tutta la letteratura buddhista. Nascita, vecchiaia, malattia e morte sono spesso elencate come quattro difetti del saṃsāra. Le divinità māra e yama sono strettamente associate alla morte. In tutto il mondo buddhista si compiono numerosi rituali per scongiurare la morte, e vi sono molte istruzioni su come affrontarla. Poiché la morte è certa, ma il momento preciso è ignoto, vi sono continui richiami a essere pronti in ogni istante. Poiché amici e beni accumulati in questa vita non possono essere portati nella successiva, si afferma che nulla è di beneficio al momento della morte eccetto il dharma. I segni che preannunciano la morte nei vari livelli di esistenza e il processo fisico e psicologico del morire sono descritti in dettaglio nella letteratura buddhista. Dopo la morte, si compiono di norma rituali per guidare la coscienza del defunto verso una rinascita in un regno favorevole. Insieme alla “vecchiaia” o “senescenza” (jarā), la morte costituisce il dodicesimo e ultimo anello della catena dell’origine dipendente (pratītyasamutpāda). Da una prospettiva filosofica, la morte è anche considerata come evento che avviene costantemente con il trascorrere di ogni combinazione momentanea di mente e materia (nāmarūpa) o dei cinque aggregati (skandha). In questa prospettiva, un individuo muore (e rinasce) istante dopo istante (si veda kṣaṇikavāda), essendo la morte fisica soltanto l’ultimo caso specifico di tale processo. La scomparsa di una persona illuminata è descritta come una forma particolare di morte, poiché in quell’individuo sono state eliminate le condizioni per un’esistenza futura e, di conseguenza, non vi sarà ulteriore rinascita.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"