Dal Dizionario
nāmarūpa
Pronunce
In sanscrito e pāli, letteralmente “nome-e-forma”, “mente-e-materia” o “mentalità-e-materialità”; termine che designa i costituenti mentali e fisici della persona. “Nome” (nāma) comprende i quattro aggregati mentali (skandha): sensazioni (vedana), percezione (samjna), formazioni condizionate (samskara) e coscienza (vijnana); “forma” (rupa) indica invece l’aggregato della materialità, ossia il corpo fisico.
Il termine ricorre più comunemente come quarto dei dodici anelli nella catena dell’origine dipendente (pratityasamutpada). In alcune interpretazioni, esso si riferisce ai cinque aggregati di una nuova esistenza al momento del concepimento, quando la coscienza (vijnana) proveniente dalla vita precedente entra nel grembo materno: in questo senso, “nome” è la coscienza che giunge nel grembo, mentre “forma” è l’embrione che essa abita.
Nome e forma si sostengono reciprocamente, come un uomo zoppo (nome) trasportato sulle spalle di un uomo cieco (forma). Se la coscienza (nome) non è presente, la forma dell’embrione non si sviluppa e si verifica un aborto; ma la coscienza non può esistere senza il supporto della forma, poiché solo quando esistono basi sensoriali fisiche (indriya) in grado di entrare in contatto con il mondo esterno può sorgere la coscienza.
Per questa relazione reciproca, nome e forma sono anche paragonati a due fasci di canne che si sostengono a vicenda: nessuno dei due può stare in piedi senza l’altro. Oltre a designare le componenti psichiche e fisiche dell’individuo, il termine è usato anche in senso più ampio per indicare l’intero mondo, composto di mente (nāma) e materia (rūpa).
"The Princeton Dictionary of Buddhism"
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