Dal Dizionario

prajñā

Prajñā è generalmente tradotto come “saggezza”, ma il termine possiede connotazioni più vicine a “gnosi”, “consapevolezza” e, in alcuni contesti, “cognizione”. Esso indica una comprensione accurata e precisa, ed è usato soprattutto per riferirsi a una conoscenza della realtà che trascende la comprensione ordinaria. È uno dei concetti più importanti del pensiero buddhista e ricorre in una grande varietà di contesti dottrinali e pratici.

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Il Buddha disse allora al bodhisattva Maitreya: «Devi andare a far visita a Vimalakīrti e informarti della sua malattia.»

Ma Maitreya rispose al Buddha: «Onorato dal Mondo, non sono in grado di fargli visita e informarmi della sua malattia. Perché? Perché ricordo come una volta in passato […]

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In un’occasione il Buddha soggiornava nella terra dei Sakya, presso Kapilavatthu, nel Monastero del Banyan. Allora Mahānāma il Sakya si recò dal Buddha, si inchinò, si sedette da un lato e gli disse:

«Signore, quando un nobile discepolo ha raggiunto il frutto e compreso le istruzioni, che tipo di meditazione pratica abitualmente?»

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«Monaci, per chi dice: “In qualunque modo una persona compia il , così esso viene sperimentato”, non vi è possibilità di vivere la , non vi è occasione per la giusta cessazione della sofferenza. Ma per chi dice: “Quando una persona compie il kamma in modo tale da doverlo sentire in un certo modo, così […]

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La pratica-e-la-verifica dell’[lemma slug="anuttara-samyak-sambodhi"]anuttara-samyak-saṃbodhi[/lemma] si avvale talvolta di buoni consiglieri e talvolta di rotoli di sutra. I buoni consiglieri[fn id="1"] sono i patriarchi buddhisti del proprio sé totale. I rotoli di sutra sono i sutra del proprio sé totale. Poiché il sé della totalità dei patriarchi buddhisti è il sé della totalità dei sutra, è così. Sebbene lo si possa chiamare “sé”, non è limitato da me e te; è l’occhio vivente; è il pugno vivente.

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Ecco ciò che ho udito:

Una volta, il Buddha si trovava nei Giardini di Āmra nella città di Vaiśālī, accompagnato da una moltitudine di monaci eminenti in numero di ottomila. Vi erano anche trentaduemila bodhisattva, tutti noti all’assemblea, persone che avevano compiuto tutte le pratiche fondamentali della grande saggezza. Sostenuti dalla potenza e dai poteri soprannaturali dei Buddha, accettavano e sostenevano la corretta Legge per custodire la cittadella del Dharma. Sapevano come ruggire il ruggito del leone, e la loro fama risuonava nelle dieci direzioni. Senza attendere che gli venisse chiesto, stringevano amicizia con gli altri e portavano loro conforto. Garantivano la continuità e la prosperità dei Tre Tesori, assicurandosi che questi non venissero mai meno. Conquistavano e soggiogavano la malevolenza dei demoni e mettevano un freno alle dottrine non buddhiste.

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