Dal Dizionario
viparyāsa
Pronunce
In sanscrito, letteralmente «inversione», ma riferito a visioni «perverse», «corrotte» o «invertite» (la traduzione cinese diandao significa letteralmente «sottosopra»), o semplicemente «errore».
Esiste un elenco standard di quattro «visioni invertite» che mantengono gli esseri senzienti soggetti al ciclo delle rinascite (saṃsāra). Esse sono: (1) considerare piacevole ciò che in realtà è doloroso, cioè sofferenza (duḥkha); (2) considerare permanente ciò che in realtà è impermanente (anitya); (3) considerare puro ciò che in realtà è impuro (aśubha); (4) considerare dotato di un sé ciò che in realtà ne è privo (anātman). Queste quattro inversioni vengono corrette dalla visione profonda della vera natura della realtà, che porta a riconoscere che gli aggregati (skandha) sono in realtà sofferenza, impermanenti, impuri e privi di sé. Nella letteratura del tathāgatagarbha, queste quattro visioni ritenute corrette sono considerate a loro volta inversioni dal punto di vista del tathāgatagarbha, del quale si dice che possieda quattro qualità perfette (guṇapāramitā): beatitudine, permanenza, purezza e sé.
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