Il Beato dimorava a Sāvatthī.
Allora il venerabile Nanda, cugino materno del Beato1, indossando vesti ben stirate, battute e ribattute, dopo essersi messo il mascara2 agli occhi e prendendo una ciotola smaltata3, si recò dal Beato; giunto, rese omaggio al Beato e si sedette da un lato. Al venerabile Nanda, seduto da un lato, il Beato disse:
«Non è conveniente per te, Nanda, figlio di buona famiglia uscito per fede dalla vita domestica alla vita senza casa, indossare vesti battute e ribattute, metterti il mascara agli occhi e portare una ciotola smaltata. Conviene invece a te, Nanda, figlio di buona famiglia uscito per fede dalla vita domestica alla vita senza casa, vivere nella foresta, sostentarti con il solo cibo delle elemosine, indossare vesti di stracci e dimorare indifferente ai piaceri dei sensi.»
Questo disse il Beato. Detto ciò, il Ben Andato, il Maestro, aggiunse ancora:
«Quando vedrò Nanda abitante della foresta, vestito di stracci,
che si sostiene con la questua presso sconosciuti,
indifferente ai piaceri dei sensi?»
Poi, qualche tempo dopo, il venerabile Nanda divenne un abitante della foresta, visse del solo cibo delle elemosine, indossò vesti di stracci e dimorò indifferente ai piaceri dei sensi.
Note
1 Nanda era figlio di Suddhodana e di Mahāpajāpati, e dunque fratellastro del Buddha e suo cugino materno. Le sue difficoltà con il desiderio sono narrate in Nandasutta (UD 3:2). ↩
2 Añjana: pasta ottenuta tipicamente mischiando polvere di antimonite (solfuro di antimonio) e grassi, applicata sulle palpebre con un bastoncino. Utilizzata fin dall’antichità come trucco per gli occhi e come rimedio antinfiammatorio, è tuttora diffusa in India con il nome di kajal. ↩
3 Accha significa normalmente «trasparente», ma qui si riferisce a una smaltatura lucida. L’archeologia dell’India settentrionale all’epoca del Buddha è caratterizzata da una ceramica pregiata, la Northern Black Polished Ware («ceramica nera lucidata del Nord»), che conserva ancora oggi la sua lucentezza. ↩