Dal Dizionario
buddhakṣetra
Pronunce
In sanscrito, “campo di buddha”: il dominio o la sfera che costituisce l’ambito di attività di uno specifico buddha.
Un buddhakṣetra possiede due aspetti, paralleli alla distinzione di un sistema cosmico in bhājanaloka (“mondo-contenitore”, ossia il mondo inanimato) e sattvaloka (“mondo degli esseri senzienti”). In virtù dell’accumulazione di merito (puṇyasaṃbhāra), della raccolta di conoscenza (jñānasaṃbhāra) e del proprio voto specifico (praṇidhāna), quando un buddha consegue l’illuminazione si produce un “mondo-contenitore” come campo in cui egli conduce gli esseri all’illuminazione. L’abitante di tale mondo è il buddha stesso, dotato di tutti i buddhadharma.
I campi di buddha presentano diversi gradi di purezza, distinti in modo generale tra puri (viśuddhabuddhakṣetra) e impuri. I campi impuri coincidono con un sistema cosmico (cakravāḍa), ossia uno degli innumerevoli “dischi mondiali” della cosmologia buddhista che costituiscono l’universo; in essi dimorano esseri ordinari — inclusi animali, spiriti affamati e esseri infernali — soggetti alle afflizioni (kleśa) dell’avidità (lobha), dell’odio (dveṣa) e dell’illusione (moha). Ogni cakravāḍa è il dominio di uno specifico buddha, che vi consegue l’illuminazione e vi opera per la liberazione degli esseri.
Un campo puro, al contrario, può essere creato da un buddha al momento dell’illuminazione ed è talvolta chiamato “terra pura” (jingtu, letteralmente “suolo purificato” in cinese), termine privo di un equivalente diretto in sanscrito. In tali campi purificati, i regni sfortunati (apāya, durgati) — animali, spiriti affamati e esseri infernali — sono generalmente assenti. Gli uccelli che vi cantano melodiosamente sono descritti come emanazioni del buddha, non come esseri senzienti rinati in forma animale.
Tra i più noti buddhakṣetra puri figurano Abhirati, il campo del buddha Akṣobhya, e Sukhāvatī, la terra del buddha Amitābha, oggetto di una importante corrente del buddhismo dell’Asia orientale, la cosiddetta scuola della Terra Pura (cfr. Jōdoshū, Jōdo Shinshū).
Nel Vimalakīrtinirdeśa, dopo che il buddha rivela un campo puro, Śāriputra chiede perché il campo di Śākyamuni presenti così tanti difetti. Il buddha allora tocca la terra con il dito del piede, e il mondo si trasforma in un campo puro; egli spiega che fa apparire il mondo impuro per spronare i discepoli a cercare la liberazione.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"
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