Dal Dizionario
devaloka
Pronunce
In sanscrito e pāli, il “mondo celeste”, ossia le dimore delle divinità (deva); la più alta e più salutare delle cinque (o sei) destinazioni di rinascita (gati) del saṃsāra. La rinascita come deva è considerata il risultato benefico di azioni virtuose (karman) compiute in una vita precedente, e tutti i devaloka sono pertanto considerati livelli salutari di esistenza.
Esistono complessivamente ventisette (secondo alcune fonti ventisei o ventotto) differenti mondi celesti, suddivisi in base alla collocazione delle loro dimore nei tre reami dell’esistenza (traidhātuka): il reame del desiderio (kāmadhātu), il reame della forma o della materialità sottile (rūpadhātu) e il reame della non-forma (ārūpyadhātu).
I devaloka della cosmologia buddhista sembrano costituire un adattamento e uno sviluppo di concezioni cosmologiche indiane pre-buddhiste. Ad esempio, i sei cieli del reame del desiderio nello schema buddhista derivano probabilmente dai “sei spazi” (rajāṃsi), le sei suddivisioni dei due strati superiori del cosmo vedico.
Una delle formulazioni più antiche dei devaloka buddhisti compare nel primo discorso del Buddha, la “Messa in movimento della Ruota del Dharma” (dhammacakkappavattanasutta; dharmacakrapravartanasūtra), incluso nel mahāvagga pāli, dove i sette cieli sono descritti come composti dai sei cieli del reame del desiderio e dal cielo degli dèi brahmā nel reame della forma.
Nonostante ciò, i primi buddhisti erano consapevoli dell’esistenza di ulteriori devaloka oltre quelli dei cieli di Brahmā, come attestato dall’aṅguttaranikāya, che menziona divinità situate anche al di là di tali reami. Un elenco più o meno completo di tutti i devaloka compare nel sāḷeyyakasutta pāli, che enumera venticinque cieli estesi attraverso tutti e tre i reami dell’esistenza.
Per una trattazione dettagliata dei singoli mondi celesti, si veda deva.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"
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