Dal Dizionario
dūraṅgamā
Pronunce
In sanscrito, “andata lontano”, o “trascendente”; il settimo dei dieci “stadi” o “terreni” (bhūmi) del sentiero del bodhisattva (mārga).
Il nome di questo stadio viene interpretato nel senso che il bodhisattva ha qui raggiunto il culmine della disciplina morale (śīla) e da qui in avanti procede a concentrarsi maggiormente sulla meditazione (samādhi) e sulla saggezza (prajñā). Questo stadio segna la liberazione del bodhisattva dalle quattro visioni distorte (viparyāsa) e la sua padronanza della perfezione degli espedienti (upāyakauśalya), che egli utilizza per aiutare un numero infinito di esseri senzienti. Sebbene a questo stadio il bodhisattva permanga nella condizione di assenza di segni (ānimitta), egli non nega le convenzioni che creano i segni, mantenendo così la natura convenzionale dei fenomeni. Egli rimane a questo stadio fino a quando non è in grado di permanere spontaneamente e senza sforzo nello stato senza segni. Secondo Candrakīrti nel suo Madhyamakāvatāra, a questo stadio il bodhisattva, in ogni singolo istante, è capace di entrare e uscire dall’equilibrio della cessazione (nirodhasamāpatti) in cui tutte le elaborazioni concettuali (prapañca) cessano. Per Candrakīrti, al termine del settimo stadio, il bodhisattva è liberato dalla rinascita, avendo distrutto tutti gli ostacoli afflittivi (kleśāvaraṇa). Il settimo stadio è quindi l’ultima delle bhūmi impure. Il bodhisattva procede poi verso i tre stadi puri (l’ottava, la nona e la decima bhūmi), nel corso dei quali abbandona gli ostacoli all’onniscienza (jñeyāvaraṇa).
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