Così ho udito: In una certa occasione il Beato dimorava presso Sāvatthī, nel Bosco di Jeta, nel monastero di Anāthapiṇḍika. Là si rivolse ai monaci: «Monaci!» «Sì, venerabile signore», risposero i monaci. Il Beato disse: «Vi insegnerò e analizzerò l’origine e la cessazione dei quattro fondamenti della consapevolezza. Ascoltate e prestate attenta attenzione. Ora parlerò.»
Dal Dizionario
saṃskāra
Pronunce
In sanscrito, termine polisemico variamente tradotto come “formazione”, “volizione”, “azione volitiva”, “condizionato”, “fattori condizionanti”. Nel suo uso più passivo (vedi samskrta, pāli: saṅkhata), saṃskāra si riferisce a tutto ciò che è formato, condizionato o portato all’esistenza. In questa accezione antica, il termine designa tutte le cose e le persone sorte in dipendenza da cause e condizioni. È in questo senso che il Buddha affermò: “tutti i fenomeni condizionati (saṃskāra) sono impermanenti” (anityah sarvasaṃskārah), il primo dei quattro criteri che “sigillano” una visione come autenticamente buddhista (vedi caturnimitta).
Nel suo senso più attivo, saṃskāra come “formazioni” latenti lasciate nella mente dalle azioni (karman) indica ciò che forma o condiziona altre cose. In questo uso, il termine è equivalente ad azione. È in questo senso che saṃskāra costituisce il secondo anello della catena delle dodici nidāna della produzione dipendente (pratityasamutpada). Qui saṃskāra si riferisce specificamente alla volizione (cetana) e assume il ruolo karmicamente attivo di perpetuare il processo di rinascita; nella scuola yogacara, invece, saṃskāra indica i semi (bija) depositati nella coscienza di base o coscienza-magazzino (alayavijñāna).
saṃskāra è anche il nome del quarto dei cinque aggregati (skandha), dove comprende un insieme eterogeneo di fenomeni sia formati sia in via di formazione, ossia la vasta collezione di fattori che non possono essere agevolmente classificati negli altri quattro aggregati: materialità (rupa), sensazione (vedanā), percezione (saṃjña) e coscienza (vijñāna). Questo quarto aggregato include sia i fattori condizionanti associati alla mente (cittasamprayuktasaṃskāra), come i concomitanti mentali (caitta), sia le forze condizionanti dissociate dal pensiero (cittaviprayuktasaṃskāra), come il tempo, la durata, la facoltà vitale e l’assorbimento della cessazione (nirodhasamapatti).
"The Princeton Dictionary of Buddhism"