Meglio che vi siano migliaia di parole prive di senso è una sola parola significativa che, udita, porta pace.
Dal Dizionario
indriya
Pronunce
In sanscrito e pāli, “facoltà”, “fattore dominante” o “predominante”; termine polisemico di ampia portata nella letteratura buddhista soteriologica ed epistemologica.
Nella letteratura dei sutra, indriya si riferisce tipicamente alle cinque o sei basi sensoriali: le facoltà visiva, uditiva, olfattiva, gustativa e tattile associate agli organi fisici di senso, nonché la base mentale associata alla mente; nel caso dei sensi fisici, gli indriya sono forme di materia sottile localizzate negli organi dell’occhio, orecchio, naso, lingua e corpo che rendono possibile il funzionamento dei sensi. La mente (manas) è di norma elencata come sesta facoltà sensoriale interna. Le sei facoltà sensoriali (ṣaḍindriya) sono inoltre incluse tra i dodici ayatana (campi sensoriali) e i diciotto dhatu (elementi).
Indriya è usato anche in senso soteriologico per designare le cinque “facoltà spirituali” o “dominanti” cruciali per lo sviluppo lungo il sentiero: fede (sraddha), energia o sforzo (virya), presenza mentale (smrti), concentrazione (samadhi) e saggezza (prajna).
Questi due significati sono ricompresi, nella scuola vaibhasika dell’sarvastivada abhidharma, in un elenco più esteso di ventidue facoltà: (1–5) le cinque facoltà sensoriali fisiche; (6–7) le facoltà “femminile” (strīndriya) e “maschile” (puruṣendriya); (8) la “forza vitale” (jīvitendriya; cfr. jivita), predominante nella nascita e nella continuità fisica fino allo “stato intermedio” (antarabhava); (9) la facoltà mentale (manendriya); (10–14) le cinque facoltà della sensazione: piacere (sukha), dolore (duhkha), soddisfazione (saumanasya), insoddisfazione (daurmanasya) e indifferenza (upeksha), predominanti rispetto alla contaminazione (samklesa); (15–22) le cinque facoltà morali (fede, energia, presenza mentale, concentrazione e saggezza) e tre facoltà immacolate connesse alla comprensione e al perfezionamento della comprensione, predominanti rispetto alla purificazione (visuddhi) e all’accesso al nirvana.
Indriya designa inoltre le “tre capacità” (cfr. trindriya) dei discepoli, in base al loro grado di attitudine: facoltà deboli (mrvindriya), intermedie (madhyendriya) e acute (tiksnendriya).
"The Princeton Dictionary of Buddhism"