Quando tutto ciò che facciamo è vero, lo chiamiamo l’apparizione della realtà. Segue così un capitolo sul significato della verità e dell’apparizione della realtà.
Commento al Sutra del Diamante
Commento al Sutra del Diamante
Quando tutto ciò che facciamo è vero, lo chiamiamo l’apparizione della realtà. Segue così un capitolo sul significato della verità e dell’apparizione della realtà.
A quel tempo nella grande città di Vaiśālī viveva un uomo ricco di nome Vimalakīrti. In passato aveva già offerto elemosine a un numero incommensurabile di Buddha, aveva piantato profondamente le radici della bontà e aveva colto la verità della non-nascita. Senza impedimenti nella sua eloquenza, capace di spaziare con poteri trascendentali, padroneggiava pienamente gli espedienti mnemonici degli insegnamenti e aveva conseguito lo stato di impavidità.
Sebbene sia molto breve, il Sutra del Cuore contiene il principio più fondamentale del Buddhismo. Qual è il principio più fondamentale? Prajñā. Cos’è prajñā? Prajñā, o saggezza reale, è una sorta di capacità intuitiva che sorge nel nostro corpo e nella nostra mente, quando corpo e mente si trovano in uno stato di equilibrio e armonia. Normalmente pensiamo che la saggezza sia qualcosa basata sull’intelletto, ma i buddhisti credono che la saggezza, su cui si basano le nostre decisioni, non sia intellettuale, ma intuitiva. La decisione corretta nasce da uno stato corretto di corpo e mente, e lo stato corretto di corpo e mente sorge quando corpo e mente sono equilibrati e armonizzati. Dunque mahā-prajñā-pāramitā è la saggezza che abbiamo quando corpo e mente sono in equilibrio e in armonia. E Zazen è la pratica mediante la quale corpo e mente entrano in uno stato di equilibrio e armonia. Mahā-prajñā-pāramitā, allora, è l’essenza dello Zazen.
La parola prajñā è il sanscrito per “saggezza” ed è una combinazione di pra, che significa “prima,” e jñā, che significa “conoscere.” Dalla stessa combinazione, i Greci ottennero pro-gnosi. Ma mentre i Greci si riferivano alla conoscenza di ciò che ci sta davanti, ovvero il futuro corso degli eventi, i buddhisti dell’antica India si riferivano […]
Commento al Sutra del Diamante
Così ho udito: Una volta il Bhagavan dimorava vicino a Shravasti nel Giardino di Anathapindada, nella Foresta di Jeta, insieme all’intera assemblea di 1250 bhikshu e a un gran numero di intrepidi bodhisattva.
Un giorno, prima di mezzogiorno, il Bhagavan indossò la sua veste rattoppata, prese la sua ciotola ed entrò nella capitale di Shravasti per le offerte. Dopo aver mendicato il cibo nella città e aver consumato il suo pasto di riso, ritornò dal suo giro quotidiano nel pomeriggio, ripose la veste e la ciotola, si lavò i piedi e si sedette sul seggio designato. Dopo aver incrociato le gambe e sistemato il corpo, rivolse la sua consapevolezza a ciò che aveva davanti.
Il nobile Bodhisattva Avalokiteshvara, praticando la profonda pratica della Perfezione della Saggezza, osservò i Cinque Aggregati e vedendo che erano vuoti di esistenza intrinseca, disse…