Lunga è la notte per chi è desto. Lunga è una lega per chi è stanco. Per gli stolti, inermi di fronte al vero Dhamma, il saṃsāra è lungo.
Dal Dizionario
upādāna
Pronunce
In sanscrito e pāli “attaccamento”, “afferrare”, “appropriazione”. È il nono dei dodici anelli della catena dell’origine dipendente (nidāna) e segue il desiderio (tṛṣṇā), precedendo il divenire (bhava).
L’upādāna è considerato una forma più intensa e stabilizzata del desiderio: mentre il desiderio è definito come il voler non separarsi da una sensazione piacevole, il voler separarsi da una sensazione dolorosa, o il mantenimento di una sensazione neutra, l’upādāna rappresenta un attaccamento più forte e persistente.
Tradizionalmente si distinguono quattro tipi di upādāna:
- l’attaccamento alla sensualità (rāga), ossia il forte attaccamento agli oggetti sensoriali piacevoli;
- l’attaccamento a visioni errate e teorie speculative (dṛṣṭi);
- l’attaccamento a codici disciplinari difettosi e a pratiche superstiziose (śīlavrataparāmarśa);
- l’attaccamento alla credenza erronea in un sé permanente (ātmavāda), cioè l’identificazione del corpo e della mente transitori come un “io” o un “mio”.
Nel contesto dell’origine dipendente (pratītyasamutpāda), il desiderio conduce all’attaccamento, che a sua volta alimenta le azioni destinate a produrre il divenire, cioè una futura esistenza. Per questo motivo, l’attaccamento che sorge in prossimità del momento della morte è considerato particolarmente determinante.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"